Le tensioni erano state ampiamente preannunciate già nei giorni precedenti, quando i collettivi hanno iniziato il tam tam sui social e oggi sono state confermate con migliaia di studenti nelle piazze. Ci sono il Cua, il Cas, i vari collettivi delle scuole e gli immancabili Osa e Cambiare Rotta, “Facciamo come in Francia”, è stato lo slogan scandito, ossia devastazione delle città e delle scuole, come Il Giornale aveva anticipato una settimana prima.
I gruppi giovanili proseguono nella loro protesta in molte città italiane, nata sull’onda della Francia: “Siamo stanchi di studiare in scuole che cadono a pezzi, di vedere le nostre vite utilizzate come terreno di propaganda e di assistere a politiche che non rispondono ai bisogni reali degli studenti e delle studentesse. Abbiamo bisogno di scuole sicure, di edifici scolastici dignitosi e di investimenti nell’istruzione, non di decreti che alimentano discriminazioni e divisioni. La sicurezza e la dignità di chi studia devono essere una priorità”, hanno scandito nelle piazze. “Dopo Spagna e Francia tocca a noi”, hanno aggiunto. Una meticolosa organizzazione che oggi vede al centro delle piazze italiane la strategia del disordine, ordita da gruppi di antagonisti che possono contare sul supporto delle reti islamiste.
E infatti a Torino è andata in scena la solita violenza antagonista. Le tensioni maggiori si sono registrate in piazza Castello, dove alcune centinaia di manifestanti si sono staccate dal resto dei ragazzi, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso le forze dell’ordine, urlando: “Questa è la Prefettura, quella che non ci voleva far arrivare qua in piazza”. Le forze dell’ordine hanno risposto con gli idranti e i lacrimogeni mentre dalla piazza si levava il coro ”Tout le monde déteste la police". La manifestazione si è sciolta in Palazzo Nuovo, sede dell’università, dopo una mattinata di scontri, con una promessa: l’appuntamento è per il 30 ottobre, quando i sindacati di base hanno convocato una nuova manifestazione, che si preannuncia nuovamente a rischio.
Durante il corteo, tre minorenni sono stati arrestati in flagranza per resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Lo rende noto la Questura, precisando che oltre 50 manifestanti sono stati identificati, alcuni dei quali con il volto coperto. Le loro condotte saranno segnalate all’autorità giudiziaria. I tre arrestati sono stati anche denunciati per porto di oggetti atti a offendere: due avevano spray urticanti e uno delle pietre.
Stesse scene violente a Roma dove migliaia di studenti in corteo dal Colosseo al ministero dell’Istruzione, con tensioni provocate da un gruppo di manifestanti a volto coperto che ha lanciato bottiglie e bombe carta contro le forze dell’ordine e utilizzato estintori e ora sta indagando la Digos.
Dal corteo studentesco a Milano, i partecipanti hanno occupato l’ex obitorio nella centralissima via Francesco Sforza, alle spalle dell’università Statale. Al grido di “il maresciallo Tito ce l’ha insegnato, uccidere il fascista non è reato” un gruppo di studenti partecipanti allo sciopero nazionale della scuola promosso dal movimento di Opposizione studentesca di alternativa (Osa) a Genova ha messo due sagome del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara a testa in giù vicino ai bidoni della spazzatura lanciandogli contro delle uova. Proprio il ministro dell’Istruzione ha telefonato al responsabile della pubblica sicurezza del ministero di viale Trastevere a seguito degl agenti feriti, poco meno di 20 secondo le stime ancora provvisorie, per esprimere la propria solidarietà.
Da Bruxelles, dove è stata impegnata con il Consiglio Europeo, è intervenuta anche Giorgia Meloni. “Sono sempre contenta quando c’è la mobilitazione”, ha precisato la premier, “Cosa diversa è la violenza, sono le bombe carta, è aggredire le forze dell’ordine. Su questo dobbiamo essere chiari e d’accordo, lo dico perché sto guardando i commenti dei leader dell’opposizione sulle proteste, che non riescono a dire una parola di condanna sulle proteste. Chiedo a tutte le forze politiche italiane di fare un appello a che ci siano manifestazioni senza violenza”.
“Le manifestazioni in città stanno già lasciando dietro di sé scene inaccettabili: cassonetti incendiati in zona Santo Stefano, contenitori ribaltati in strada e cori come ‘Tutto il mondo odia la polizia’. Esprimiamo piena solidarietà alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine, che anche in queste situazioni sono chiamati a garantire la sicurezza di tutti. Manifestare è un diritto, ma non può diventare un pretesto per mettere a soqquadro Bologna e danneggiare gli spazi pubblici. Questa non è democrazia: è il tentativo di imporre le proprie idee con la forza, alimentando un clima di ostilità verso chi indossa una divisa e lavora ogni giorno per tutelare i cittadini. La libertà di manifestare non può trasformarsi nella libertà di devastare la città, né può giustificare intimidazioni e disprezzo nei confronti delle forze dell’ordine”, ha dichiarato Matteo Di Benedetto, capogruppo Lega a Bologna, dove ci sono già cassonetti bruciati. Ci sono state cariche di polizia alla stazione centrale di Bologna, dove gli studenti hanno cercato l’assalto al grido di “prendiamoci tutto”.
A Verona risultano 21 studenti denunciati per l’incendio a cassonetti e, di questi, 19 frequentano l’istituto Giorgi. A Treviso alcuni studenti del Liceo Canova che volevano unirsi al corteo sono usciti dalle finestre e hanno scavalcato i cancelli della scuola, aiutati da una parte dei manifestanti, sostenendo che l’istituto aveva chiuso a chiave le uscite per impedire loro di unirsi alla protesta. A Venezia Il corteo studentesco ha raggiunto e bloccato la sede dell’Ufficio Scolastico Regionale. “Abbiamo studenti che lanciano pietre contro la polizia, quelli non sono studenti. Sono criminali e delinquenti, che è un’altra cosa”, ha dichiarato il vicepremier Matteo Salvini in riferimento agli scontri di stamattina.
