Le tensioni erano state ampiamente preannunciate già nei giorni precedenti, quando i collettivi hanno iniziato il tam tam sui social e oggi sono state confermate con migliaia di studenti nelle piazze. Ci sono il Cua, il Cas, i vari collettivi delle scuole e gli immancabili Osa e Cambiare Rotta, “Facciamo come in Francia”, è stato lo slogan scandito, ossia devastazione delle città e delle scuole, come Il Giornale aveva anticipato una settimana prima. L’imprevisto è stato rappresentato dalla contestazione della comunità ebraica all’Anpi nel quartiere ebraico di Roma, dove oggi è in programma la commemorazione per la deportazione degli ebrei del 16 ottobre 1943. “Fuori fuori”, “Vergogna”, “Via da qui”, è stato gridato all’indirizzo dell’associazione dei partigiani, quando sono entrati nella zona di commemorazione. Questo dopo che l’Anpi ha evitato in più occasioni che la brigata ebraica potesse sfilare con la propria bandiera.
Nel mentre i gruppi giovanili proseguono nella loro protesta, nata sull’onda della Francia: “Siamo stanchi di studiare in scuole che cadono a pezzi, di vedere le nostre vite utilizzate come terreno di propaganda e di assistere a politiche che non rispondono ai bisogni reali degli studenti e delle studentesse. Abbiamo bisogno di scuole sicure, di edifici scolastici dignitosi e di investimenti nell’istruzione, non di decreti che alimentano discriminazioni e divisioni. La sicurezza e la dignità di chi studia devono essere una priorità”, hanno scandito nelle piazze. “Dopo Spagna e Francia tocca a noi”, hanno aggiunto. Una meticolosa organizzazione che oggi vede al centro delle piazze italiane la strategia del disordine, ordita da gruppi di antagonisti che possono contare sul supporto delle reti islamiste.
“Le manifestazioni in città stanno già lasciando dietro di sé scene inaccettabili: cassonetti incendiati in zona Santo Stefano, contenitori ribaltati in strada e cori come ‘Tutto il mondo odia la polizia’. Esprimiamo piena solidarietà alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine, che anche in queste situazioni sono chiamati a garantire la sicurezza di tutti. Manifestare è un diritto, ma non può diventare un pretesto per mettere a soqquadro Bologna e danneggiare gli spazi pubblici.Questa non è democrazia: è il tentativo di imporre le proprie idee con la forza, alimentando un clima di ostilità verso chi indossa una divisa e lavora ogni giorno per tutelare i cittadini. La libertà di manifestare non può trasformarsi nella libertà di devastare la città, né può giustificare intimidazioni e disprezzo nei confronti delle forze dell’ordine”, ha dichiarato Matteo Di Benedetto, capogruppo Lega a Bologna, dove ci sono già cassonetti bruciati.
