Quel bagno di sangue nella culla di tutte le religioni

Dai nestoriani agli yezidi, che erano venti milioni e oggi sono ridotti a 500mila

Il califfato è l'istituzione che divide i musulmani sunniti dagli sciiti. Per gli sciiti l'islam doveva essere guidato da discendenti diretti del genero e cugino di Muhammad (Maometto ndr ), Ali e, dopo la scomparsa dell'ultimo di questi discendenti, da un clero alla cui testa ci sono dei «grandi ayatollah». I sunniti si sono invece affidati alla guida di un califfo elettivo, anche se in pratica scelto per secoli nell'ambito delle stesse dinastie e famiglie, fino all'abolizione del califfato da parte della Repubblica turca nel 1924. La rivendicazione del leader delle feroci milizie sunnite siriane e irachene dell'Isil (Stato islamico dell'Irak e del Levante, detto anche Isis) al-Baghdadi, che si è autoproclamato califfo, non è riconosciuta da nessuno al di fuori di chi è costretto a ossequiarlo nei territori che controlla militarmente: perfino al Qaida lo ha sconfessato per le sue pretese grottesche e metodi troppo brutali persino per dei terroristi.

Questi metodi brutali comportano la discriminazione - o peggio - degli sciiti, e il massacro o l'esilio per i non musulmani. L'Irak è stato definito un museo delle religioni, e ha una ricchissima storia religiosa. Il sessanta per cento degli iracheni è sciita, il trenta per cento sunnita. L'altro dieci per cento è costituito da comunità antichissime e da secoli perseguitate.

I cristiani nel 2003 erano un milione e mezzo. Oggi sono ridotti a duecentomila, e diminuiscono a vista d'occhio. Il gruppo più grande è quello dei caldei cattolici: cinquecentomila fedeli, la grande maggioranza dei quali ormai emigrati o rifugiati fuori dell'Irak. Sono cattolici in comunione con Roma, ma con un rito e costumi propri. Il fatto che il ministro degli Esteri di Saddam Hussein, Tariq Aziz, fosse un cattolico caldeo non ha loro giovato dopo la caduta del dittatore. Ci sono anche cattolici di rito siriaco, armeno e melchita, così come ci sono ortodossi e seguaci della Chiesa assira dell'est, comunemente detta «nestoriana», un tempo la Chiesa più diffusa nel mondo, con presenze estese fino in Cina. Separata da tutte le altre Chiese cristiane - rifiuta infatti i dogmi proclamati dai concili di Efeso e di Calcedonia -, è ridotta a circa 250mila persone e vive oggi una precaria esistenza tra Iran e Irak, con la maggior parte dei fedeli rifugiati negli Stati Uniti.

In Irak ci sono sessantamila mandei, seguaci di una religione che è la vestigia più pura dell'antico gnosticismo: un dualismo misterico e astrologico studiato con entusiasmo da chiunque s'interessi agli gnostici. Se gli ebrei e gli zoroastriani iracheni - un tempo numerosi - sono quasi tutti fuggiti dal Paese, una presenza contro cui oggi si scatena particolarmente la furia dell'Isil è quella degli yezidi.

L'origine degli yezidi rimane misteriosa. In un'epoca imprecisata durante il Medioevo, emergono in una zona a cavallo fra l'attuale Irak e la Turchia come una religione separata da tutte le altre, di natura sincretista ed esoterica, con elementi tratti dall'ebraismo cabalistico, dallo gnosticismo, dal sufismo islamico e dallo zoroastrismo.

La loro dottrina ha al suo centro una cosmologia di sapore gnostico, dove Dio crea dapprima sette arcangeli incaricati di governare l'universo, il cui capo è Tawuse Melek, l'Arcangelo Pavone. Quindi crea Adamo, e ordina agli arcangeli d'inchinarsi a lui. Tawuse Melek rifiuta, ma l'atteggiamento di Dio nei suoi confronti è complesso: da una parte lo biasima per la sua disubbidienza, dall'altra lo loda per il suo spirito indomito e indipendente, e gli lascia il governo di tutto il bene e il male del mondo.

I musulmani hanno identificato, a torto, Tawuse Melek con il diavolo, e hanno perseguitato gli yezidi come satanisti, uccidendone nel corso dei secoli oltre venti milioni. Dei settecentomila fedeli sopravvissuti oggi cinquecentomila vivono in Irak e cinquantamila in Siria. Il sedicente califfo al-Baghdadi ha promesso di uccidere tutti gli yezidi maschi, e di vendere le donne come schiave.