Neonato ucciso dal batterio e altri nove bimbi contagiati

Il piccolo era ricoverato assieme al gemellino, anche lui avrebbe contratto il bacillo «serratia marcescens»

Roma Un neonato morto e altri nove infettati da un batterio killer in ospedale a Brescia. Tra i piccoli pazienti aggrediti dalla Serratia marcescens, batterio gram-negativo, anche il gemello del bimbo deceduto. Nessuno dei piccoli risultati positivi al batteri, assicurano i sanitari degli Spedali Civili di Brescia, corre pericolo di vita al momento ma il decesso di un neonato all'interno di una struttura sanitaria ripropone il dramma delle infezioni ospedaliere che ogni anno soltanto in Italia uccidono circa 7.000 persone e ne infettano mezzo milione.

Sul caso del piccolo, deceduto il sei agosto, stanno indagando i carabinieri dei Nas coordinati dalla Procura di Brescia. É stata acquisita la documentazione sanitaria e sono stati raccolti tutti gli elementi utili alle indagini e al momento non risultano indagati. L'assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, ha parallelamente avviato una commissione d'inchiesta per «verificare le misure di sorveglianza e contenimento batterio» messe in atto presso dal nosocomio. L'ospedale di Brescia ha diramato una nota ufficiale per spiegare che nel reparto di terapia intensiva neonatale «si è sviluppato un focolaio epidemico di infezione/colonizzazione da Serratia marcescens» che si è caratterizzato «in tre casi di sepsi neonatale, un'infezione delle vie urinarie e sei casi di colonizzazione».

La natura dell'infezione è stata identificata il 20 luglio scorso tramite «isolamento del germe da emocolture» mentre in un terzo neonato «sono stati riscontrati segni clinici di congiuntivite, con isolamento del microrganismo da tampone oculare».

Ma mentre i primi due casi diagnosticati «sono andati progressivamente migliorando e sono in via di risoluzione» spiegano dall'ospedale, per il terzo neonato le cure non sono state efficaci, in sostanza gli antibiotici non hanno fatto effetto. «Il terzo paziente ha sviluppato segni clinici da shock settico ed un quadro clinico che è progressivamente peggiorato e, nonostante la terapia antibiotica a largo spettro e tutte le cure intensive prestate il 6 agosto ha cessato di vivere», spiegano i sanitari.

Nell'ospedale sono ancora ricoverati sei dei dieci neonati positivi per Serratia. Tra gli altri piccoli pazienti risultati negativi allo screening dieci sono stati dimessi mentre diciassette sono ancora ricoverati.

I responsabili del reparto rivendicano di aver rispettato tutti i protocolli del caso e di aver fatto il possibile per salvare il piccolo. «Al primo riscontro della malattia e cioè in data 20 luglio è stato immediatamente allertato il Comitato Infezioni Ospedaliere Pediatrico e sono state subito poste in essere le prime misure di sorveglianza e contenimento», assicurano i sanitari che poi il 24 luglio hanno bonificato una stanza di degenza da destinare ai nuovi ingressi. Evidentemente però le misure non sono state sufficienti visto che dopo tre giorni , ovvero il 27 luglio sono state riscontrate «ulteriori positività dei tamponi di screening» ed a quel punto si è resa necessaria «la chiusura dell'accettazione di nuovi pazienti in Terapia intensiva neonatale», ovvero una settimana dopo aver identificato il batterio. Il reparto resterà chiuso fino a fine mese.