Le Pen, un'alleanza per provare a vincere: Dupont-Aignan diventerà primo ministro

L'alleanza col gollista. Macron ottiene un nuovo endorsement di Hollande

Francesco De Remigis

Euro, schede bianche e accordi mai visti prima. Archiviato il bipolarismo, la sfida per l'Eliseo riserva altre sorprese. Marine Le Pen non è più sola contro il sistema. Annuncia «competenze e amore per la Francia» come «i criteri di scelta dell'esecutivo», presentandosi fianco a fianco con un nuovo alleato: il sovranista Nicolas Dupont-Aignan che al primo turno delle presidenziali ha ottenuto il 4,7%. Lo nominerò primo ministro «della Francia», spiega Marine.

Dopo giorni di trattative i due hanno firmato un patto di governo con sei impegni comuni. «Ho deciso di prendermi le mie responsabilità votando Le Pen. Progetto al servizio del Paese, ma in nessun caso mi assocerò al Fn», dice il leader di «Debout la France». Ha ottenuto che l'uscita dall'euro non sia «precondizione» di ogni decisione di politica economica e la tassa sui prodotti stranieri «solo» in casi di concorrenza sleale. Gollista, contro il Fn, eccolo Dupont-Aignan al fianco di Marine attaccare il «banchiere avventuriero» Macron. Insieme lanciano un governo di unità nazionale aperto alla società civile, con Marine che può sognare 10 milioni di voti sui circa 12 necessari per battere il favorito.

Macron ha ottenuto un nuovo endorsement di François Hollande. Nell'ultimo intervento da presidente in sede Ue, ieri si è detto «convinto» che l'ex ministro «sarà un buon partner per la Germania», invitando i francesi a sceglierlo contro il pericolo estremista di una Le Pen «che maschera il suo programma». Teme di passare alla storia come il presidente che ha spianato la strada all'estrema destra. Hollande sostiene infatti Macron, ma il leader di En Marche! è durissimo con i socialisti. Ieri ha attaccato il segretario Jean-Cristophe Cambadélis: «Il suo partito ha preso il 6%, si preoccupi di quanti deputati avranno in Assemblée». Tiene lontani i gollisti dalla sua squadra di governo, criticando la destra disponibile a una coabitazione: «François Baroin pensa solo al proprio interesse personale». Un'intervista a Le Figaro con cui Macron archivia il fronte repubblicano Ps-gollisti: «Loro non possono risolvere i problemi». Frase che potrebbe costargli una vendetta in forma d'astensione.

L'idea della scheda bianca sembra prevalere tra alcuni sostenitori dell'ultrasinistra di Jean-Luc Mélenchon. Dal voto di domenica, valso al leader della Francia ribelle il 19,6%, «non sceglierò Front National», spiega Mélenchon. «Non c'è bisogno di essere maghi per indovinare, ma ciò che voterò non lo dico affinché possiate restare compatti». I suoi voti sono un'incognita, con Le Pen che da giorni lusinga l'estrema sinistra evocando la comune volontà di cambiare l'Europa contro il liberismo macroniano.

Macron intanto insegue la campagna Le Pen tra operai e agricoltori. Ieri, in un villaggio che ha votato in massa l'avversaria, ha denunciato «la strumentalizzazione della rabbia degli agricoltori». «Ha idee radicali non decisive», «sfrutta la collera senza soluzioni realistiche», «abbiamo bisogno della vittoria più larga possibile» contro Le Pen «che non ha un'équipe attorno a sé». Macron deve battere l'astensione, Marine l'agitazione nel partito. Dopo aver lasciato la presidenza a Jean-François Jalkh, costretto a rinunciare causa dichiarazioni negazioniste, Steeve Briois ha raccolto il testimone e ora risulta indagato per incitamento all'odio con altri lepenisti. (Il 7 maggio i francesi sono chiamati a scegliere la guida del Paese: quella del Fn non sembra questione d'interesse nazionale).