Retromarcia sulla Gronda. Ora è diventata una priorità

Il governo mette in cima alla lista delle infrastrutture l'opera che i grillini liguri volevano fermare con l'esercito

Il governo ha un piano per le infrastrutture e comprende anche la Gronda. In parte era già stato programmato, ma in generale l'intenzione è di accelerare su edilizia scolastica, strade e altre infrastrutture, cercando di strappare alla Commissione europea il permesso di spendere oltre il limite del deficit.

Dentro la lista delle opere da realizzare, o meglio in cima alle priorità, c'è finita anche la Gronda di Genova. L'autostrada per collegare il capoluogo ligure con le altre autostrade verso nord. La grande opera contro la quale Beppe Grillo voleva mobilitare l'esercito. Un'infrastruttura da combattere, secondo il Movimento cinque stelle in versione opposizione, quando appoggiò senza riserve il movimento genovese «No Gronda».

A confermarlo ieri sono stati due uomini chiave del governo e della Lega. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti in un'intervista al Messaggero ha detto che si farà anche se «prima va ricostruito il ponte» Morandi «dato che per la Gronda ci vorranno almeno 10 anni». Prudente, ma chiaro. Sullo stesso tema si è espresso il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Brixi. Si farà dopo il ponte perché «serve comunque per diversificare il traffico». Nessun ostacolo politico, assicura l'esponente del Carroccio. «In questi giorni Di Maio si è dimostrato disponibile».

Il piano del governo consiste nel mettere in sicurezza le infrastrutture a rischio. Un recente studio dell'Ance ha individuato 270 casi di opere bloccate o che necessitano di interventi. Il menù degli interventi segnalati dai costruttori è lo stesso al quale pensa il governo: edifici scolastici, viadotti, ponti. Ma anche autostrade. Nella partita rientra anche la Tav. La Lega vuole farla ridimensionando il progetto, in particolare la stazione Susa. Poi la Tap. Il gasdotto del sud est si farà, secondo Giorgetti.

Altro snodo fondamentale, la riforma del codice appalti che sta paralizzando gli investimenti pubblici.

Dal punto di vista delle risorse, il governo dovrà iniziare un confronto con l'Europa. Nelle intenzioni dell'esecutivo si dovrebbe arrivare allo scorporo della spesa per investimenti dal calcolo del deficit. Verosimilmente l'Italia potrebbe ottenere uno sconto per l'emergenza Genova molto contenuto, nell'ordine di 1,5 miliardi di euro. Simile a quello strappato l'anno scorso dal governo Gentiloni alla Commissione per fare fronte all'emergenza migranti.

Giorgetti ha detto che l'intenzione del governo è portare il rapporto deficit Pil almeno all'1,7% nel 2019 rispetto all'obiettivo dello 0,8%. Quindi ottenere almeno 15 miliardi di spesa extra. Una cifra appena sufficiente ad evitare gli aumenti dell'Iva che dovrebbero scattare dal prossimo anno. Sulla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia ieri Giorgetti è stato prudente. Al ministero del'Economia si sta lavorando all'ipotesi di aumenti selettivi per alcune merci e servizi.

Il capitolo infrastrutture rischia quindi di appesantire la prossima legge di bilancio e rendere ancora più difficili i rapporti tra il governo e Bruxelles. La Commissione europea nei giorni scorsi ha sottolineato come all'Italia siano già arrivate risorse dei fondi europei per più di due miliardi di euro. E il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha ricordato come ci siano 10 miliardi di spesa pluriennale programmati. Nei giorni scorsi il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, ex vicepresidente della Commissione europea e oggi anche vicepresidente di Forza Italia, ha suggerito al governo di spostare le risorse europee già destinate al territorio «alla realizzazione di opere infrastrutturali nella zona del porto e nella zona del crollo». Poi di utilizzare i fondi del piano Juncker e una parte dei 30 miliardi di fondi per le reti transeuropee.