Sulla satira la Merkel si piega a Erdogan

«Processate il comico che ha preso in giro il premier turco»

Noam Benjamin

Berlino Fra il comico sboccato, simbolo della libertà di opinione, e il prezioso alleato turco, noto per i suoi modi autoritari con stampa e oppositori, Angela Merkel ha scelto il secondo. E nel farlo ha attirato su di sé le critiche della stampa, dell'opposizione e degli alleati di governo. A scatenare le polemiche in Germania è stata l'autorizzazione concessa dalla cancelliera a un processo penale contro il comico Jan Böhmermann intentato dallo stesso presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Il 31 marzo scorso il comico 35enne aveva insultato in tv il leader islamico. Questi aveva dato incarico ai suoi legali di denunciare il comico ai sensi dell'articolo 103 del codice penale tedesco, che sanziona con la galera dai tre ai cinque anni il vilipendio ai danni di personalità straniere. Lo stesso articolo, tuttavia, prevede che sia il governo nazionale a stabilire se ci sono gli estremi per un processo penale. Berlino avrebbe potuto sovranamente opporre il proprio veto. Angela Merkel, invece, ha detto sì. «Fra i partner di governo, conservatori e socialdemocratici, ci sono state opinioni differenti», ha ammesso in conferenza stampa la Merkel che ha anche spiegato che l'autorizzazione concessa alla procura di imbastire un processo contro Böhmermann «non comporta il nostro giudizio nei confronti dell'accusato né è una decisione affrettata sui limiti espressivi dell'arte, della stampa o della libertà d'opinione». Allo stesso tempo la cancelliera ha annunciato che il suo governo abolirà l'articolo 103, definendolo «una norma sacrificabile». Consapevole che la sua decisione a favore di Erdogan le avrebbe procurato un mare di critiche, Merkel ha anche menzionato la sua «grande preoccupazione» per la situazione dei media in Turchia e per il destino di tanti giornalisti. Al netto, però, di come la cancelliera abbia cercato di prendere le distanze da se stessa, il procedimento contro Böhmermann resta. Così come resta la sensazione che sia stato concesso non per tutelare la dignità di un qualunque capo di Stato straniero ma per accontentare il presidente di una Turchia di cui la Germania ha un disperato bisogno. È stato proprio il governo di Berlino a volere e a ottenere un accordo fra Ue e Turchia per fermare l'immigrazione dal Medio Oriente dietro al pagamento di sei miliardi di euro. Böhmermann da parte sua è colpevole di aver usato frasi volutamente ingiuriose contro Erdogan: «Hai rapporti con le capre, schiacci le minoranze, minacci i curdi e guardi materiale pedopornografico», recita fra l'altro la sua poesia. Ma, dice il capogruppo socialdemocratico al Bundestag, Thomas Opperman: «I processi alla satira per lesa maestà non si addicono a una democrazia moderna».