Rea, per leggere la posta di Parolisi su Facebook l'Italia deve chiedere il permesso a Zuckerberg

Per risolvere il caso si indaga anche sul profilo Facebook di Parolisi e su eventuali messaggi cancellati. Ma per ottenere le informazioni in breve tempo gli agenti sono dovuti andare fino a Palo Alto con un rogatoria internazionale. E, mentre si avvicina la chiusura delle indagini, l'uomo è tornato al lavoro

Ascoli - Per trovare il colpevole di un omicidio è importante la tempestività delle indagini. A rallentare il lavoro degli inquirenti, però, oggi ci si mette persino Facebook. Eppure, viste le polemiche sulla privacy e sulla registrazione continua delle azioni degli iscritti, diventa sempre più uno strumento fondamentale. Il problema è che tutti dati vengono salvati nei server di Palo Alto, in California, dove l'azienda ha sede. E' proprio qui che i carabinieri di Ascoli sono dovuti andare per risolvere il giallo della morte di Melania Rea, la mamma di 29 anni di Somma Vesuviana uccisa e trovata morta nel teramano il 20 aprile scorso.

La rogatoria internazionale Per accelerare le operazioni, gli agenti si sono presentati al cospetto di Zuckerberg con tanto di rogatoria internazionale, ottenuta dalla Procura di Ascoli Piceno. In questo modo gli investigatori hanno potuto consultare gli archivi telematici del social network e analizzare il contenuto di eventuali messaggi cancellati dal profilo di Salvatore Parolisi, unico indagato per l’omicidio della moglie. I risultati della ricerca negli Stati Uniti, scrive Il Centro, sono già nelle mani dei carabinieri del Ros e tra breve arriveranno sul tavolo dei cinque magistrati ascolani che seguono il caso.

Vicina la chiusura delle indagini In massimo 10 giorni tutti gli accertamenti fin qui condotti dovrebbero tradursi in carte e approdare sulle scrivanie della Procura di Ascoli. In particolare, l’esame sulle celle agganciate quel giorno dai cellulari di Parolisi e di Melania per collocare la coppia nei luoghi della tragedia: Colle San Marco, ad Ascoli, da dove, secondo Parolisi, la moglie si allontanò senza far ritorno - ma dove nessuno l’ha vista - e la pineta del Teramano dove con quasi assoluta certezza è stata uccisa. E arriverà anche il referto definitivo dell'autopsia. Intanto proseguono le analisi dei carabinieri del Ris sui reperti trovati nel corso delle indagini. Gli accertamenti sull’auto del caporal maggiore dell’esercito dovrebbero essere eseguiti domani, mentre nelle mani degli agenti ci sono anche un trolley visto nel bagagliaio dell'auto di Parolisi il giorno in cui la donna è scomparsa e la valigia di Melania.

Parolisi è tornato al lavoro In attesa della chiusura delle indagini, il caporalmaggiore è tornato ad Ascoli per riprendere il lavoro nella caserma "Clementi" dove ha svolto finora il ruolo di addestratore delle reclute. Il rientro era slittato di una settimana, dopo un lungo periodo di licenza. Non si sa ancora se Parolisi riprenderà lo stesso incarico, o se sarà destinato ad altri servizi. Per il momento comunque, secondo uno dei suoi due legali, l’avv. Valter Biscotti, dovrebbe restare ad Ascoli. Il caporalmaggiore, prima della tragedia, aveva chiesto il trasferimento a Sabaudia.