Schiaffo alla città che gli nega la via «Pericu, vergogna»

Anche Cossiga contro il sindaco: «Celebrerebbe pure i resistenti iracheni»

Diego Pistacchi

da Genova

Dov’era rimasto il Comune di Genova? Ah, sì. Che via Fabrizio Quattrocchi non si poteva fare perché «era morto in Irak non tenendo in mano una cazzuola». Che poi era la traduzione politically correct di quell’aggettivo «mercenario» che la sinistra radicale ama dedicare al bodyguard genovese ucciso dai terroristi. Il sindaco Giuseppe Pericu aveva anche abbandonato l’aula proprio come tutta l’Italia, compresa una buona parte del suo stesso partito (i Ds), aveva abbandonato lui, dedicando in tante città «rosse» una via all’italiano coraggioso che aveva sfidato i suoi carnefici. Ora Pericu è un po’ più solo, anche il presidente della Repubblica ha detto che Fabrizio Quattrocchi è un eroe e merita una medaglia d’oro.
Uno schiaffo a Genova, al sindaco e alla sua maggioranza. Una lezione alla quale Pericu risponde con un breve comunicato, di quelli che non ammettono domande, perché «il sindaco ha tanti impegni e basta quello che ha scritto». La nota è secca secca: «Massimo rispetto per una decisione del presidente Ciampi che discende evidentemente da una valutazione attenta di tutti gli aspetti della tragica vicenda - sono le parole di Pericu -. Io mi associo anche in questo momento ai sentimenti dei familiari del nostro concittadino, e credo che sia giusto ricordare con lui tutte le vittime del terrorismo che insanguina l’Irak». Le domande che non possono essere poste al primo cittadino di Genova potrebbero chiarire se la scelta del centrosinistra genovese che ha negato la via a Quattrocchi non sia «evidentemente discesa da una valutazione attenta di tutti gli aspetti della tragica vicenda». O ancora, a quando risalga la trasformazione di Quattrocchi da «mercenario» a «vittima del terrorismo».
A incalzare Pericu ci pensa tutta l’Italia. Perché se Gianni Plinio, capogruppo di An in Regione Liguria e disperato sostenitore della battaglia per la dedica di una via a Quattrocchi, osserva che «quella del capo dello Stato è la risposta più netta alla scandalosa ottusità del sindaco Pericu e delle sinistre genovesi», assai più sferzanti per gli amministratori comunali sono le parole del compagno Marco Minniti, responsabile del Dipartimento Sicurezza dei Ds: «Ancora una volta Ciampi è riuscito ad interpretare correttamente il sentimento diffuso tra gli italiani». La picconata di Francesco Cossiga è immancabile: la medaglia a Quattrocchi è stata data «alla faccia del sindaco Pericu e del consiglio comunale, ed anche alla faccia di molti altri, tra cui la signora Sgrena», visto che per loro il riconoscimento lo avrebbero meritato, unitamente a una via, «i resistenti iracheni che uccisero il valoroso figlio d'Italia e anche quelli che uccisero i militari e civili italiani a Nassirya».
Commossa, senza parole, riconoscente a Ciampi e a tutti gli italiani è poi Graziella Quattrocchi, la sorella di Fabrizio, che ringrazia il presidente della Repubblica «per la stima, l’affetto, la grande vicinanza sempre dimostrata». Ancora una volta cerca di evitare la polemica. Una via di Genova può essere ancora intitolata al fratello, ma lei si limita a osservare che «tutto quello che viene, o che verrà, se fatto con il cuore, è sempre bene accetto». Ma speranze non ne nutre: «Chi ha dimostrato di non saper andare oltre la propria ideologia, difficilmente sarà capace di imparare dai propri errori».