Iron Man 3, Robert Downey Jr: "Il mio supereroe ha anche un cuore"

L'attore ci rivela la trasformazione del personaggio: "Prova paura e combatte alla pari con la sua Pepper"

Per una lady di ferro che se ne va, un uomo di ferro arriva. Si tratta di Robert Downey jr., iconica star di Iron Man 3 (dal 24 sui nostri schermi), che ieri, mentre Londra si bloccava per i funerali di Margareth Thatcher, ha lanciato il suo supereroe alla conquista del botteghino planetario. E chi se ne importa se, forse, sarà l'ultima volta che l'atletico attore, produttore e musicista da 50 milioni di dollari a contratto, veste i panni del superomistico industriale playboy Tony Stark, amato da una geisha moderna, la Pepper di Gwyneth Paltrow. Agli attori dei franchise più gettonati, che a un certo punto si saturano e decidono di farla finita col proprio personaggio, abbiamo fatto il callo. Però RDJ è l'unico ad avere comunque successo: tra The Avengers e Iron Man è lui, l'inquieto newyorchese classe '65, due volte sposato e con due figli, la gallina dalle uova d'oro che diverte il pubblico globale. In Iron Man 3 di Shane Black, che sostituisce Jon Favreau, il mondo di Tony va in pezzi per mano di «The Mandarin». Se nel primo film della serie c'era da salvare la pace in terra, qua c'è da mettere al sicuro la propria serenità, rinunciando alle armi e ricorrendo al cuore (finalmente Pepper potrà dichiararsi e installarsi nella di lui villa a Malibu).

Rispetto agli altri film della serie, come cambia il suo ruolo in Iron Man 3?
«Mentre giravo, ho finito col dimenticare che Iron Man è un eroe supertecnologico. E mi sono calato nella parte di un qualunque personaggio dello sport, di un leader politico o una star dello spettacolo, che deve semplicemente presentarsi alla sua gente. Qui mi rivolgo a quella parte d'America che non è New York, né Los Angeles. Tony Stark capisce che è solo uno che lavora, in mezzo ad altri che lavorano come lui. Poi, c'è sempre Pepper e qui si assiste a un'evoluzione del mio personaggio: nel film combatto anche per poter tornare, ogni volta, da lei».

Dopo aver sperimentato ansia e terrore, Tony Stark resta un supereroe?
«Certamente. Ma è un supereroe più umano: è una vera sfida mostrarlo pervaso da ansia e terrore. Proprio nella misura in cui, traumatizzato e ferito, continua a battersi, rendendo tutto possibile. In un certo senso, abbiamo voluto tornare al personaggio di base del primo Iron Man, più fresco e senza troppe super-armi. Però abbiamo due armi segrete britanniche: Ben Kingsley, più perfido che mai, e Rebecca Hall».

Anche la sua relazione con Pepper Pots, eterna segretaria/fidanzata in silenzio, subisce un cambiamento?
«Mentre perdo un po' del mio sarcasmo, lei acquista più fiducia in se stessa. Mi piace lavorare con Gwyneth Paltrow, che ormai è diventata come una sorella per me. E poi, va molto d'accordo con mia moglie».

Da cinque anni, in pratica, vive solo di Iron Man. Che cosa rappresenta, per lei, questo supereroe Marvel?
«La verità? Amo il momento in cui gente che fa fuoco e fiamme per lavorare insieme a me, poi scopre che in fin dei conti sono come tutti gli altri. Non un supereroe, insomma. Anche se un po' somiglio a Tony Stark: ho una vena sarcastica e tendo a fidarmi soprattutto di me stesso. Però mi piace quando l'illusione si leva la maschera. Bisogna mettersi nei miei panni: me ne sto qui, a parlare di questo franchise di grande successo e cinque anni fa non avevo la minima idea di come avrebbe risposto il pubblico. Poi, vedo i poster e mi domando: com'è potuto accadere? La mia relazione col personaggio, comunque, mi ha insegnato umiltà e gratitudine. Sono grato al pubblico che decreta il successo del mio film. E lo dico da persona che ama il cinema: odio farmi deludere da un brutto film».

Ci sarà un Iron Man 4?
«Per ora non vedo altri seguiti del supereroe. E poi questi sequel sono molto costosi. Ma se la Disney e la Marvel mi offriranno un altro seguito, prometto che non ne abuserò».