Dumoulin ricomincia da padrone del Giro. Froome e Aru soffrono

Crono all'olandese, Chris cade nel riscaldamento e perde 37''. Il sardo ne paga 51'' in soli 10 km

Dumoulin resta in rosa. Per lui non è cambiato niente o quasi. È passato quasi un anno da quel 28 maggio 2017 quando il primo olandese della storia si è aggiudicato il Giro d'Italia. Quest'anno è tornato, per il bis. L'ha detto e l'ha anche ripetuto. Ieri poi ha dato anche una dimostrazione pratica: in soli 9700 metri di cronometro, ha ribadito, se ce ne fosse ancora bisogno, che anche quest'anno chi nutre sogni e ambizioni di vittoria, i conti dovrà farli inevitabilmente ancora con lui.

Tom Dumoulin ci sa fare con il tempo, non per niente è il campione del mondo della specialità. Ma è anche in grado di portare indietro le lancette, come se fosse ancora a Milano, invece siamo a Gerusalemme, dove la storica edizione numero 101 è scattata ieri pomeriggio per la prima volta lontano dai confini d'Europa.

Si lecca le ferite, in tutti i sensi, Chris Froome, che prima della crono - nella fase di riscaldamento , nell'affrontare una curva a destra cade pesantemente per terra e poi paga una prestazione al di sotto delle aspettative (distacco 37) per botte e acciacchi vari. Quello che colpisce è la maledizione del Giro che accompagna da sempre il team britannico. Quando si presenta alla corsa rosa con un big, succede sempre qualcosa: se poi Froome farà la fine di Wiggins, Porte e Landa ce lo dirà la strada. È solo questione di tempo.

È una questione di tempo anche per gli altri, perché se è vero come è vero che la cronometro è da sempre sincera, allora le lancette ci hanno detto che il transalpino Tibaut Pinot sta piuttosto bene, visto che ha perso solo 33 secondi. Maluccio, invece, il nostro campione d'Italia, Fabio Aru, che ha pagato un debito di 51 secondi. «È andata così, è bello che il Giro sia iniziato» dice il sardo con quel sorriso che la dice lunga sul suo stato d'animo.

Aru digerisce male i 9700 metri contro il tempo, ma ha una digestione pesante anche l'ex primatista dell'ora Rohan Dennis: presentatosi nella città santa con la chiara intenzione di indossare la prima maglia rosa: l'australiano resta senza niente per un paio di secondi.

Benino il colombiano Esteban Chaves: lui paga 46''. Così come il connazionale Miguel Angel Lopez, caduto anche lui nella fase di riscaldamento , che di secondi ne perde 56''. A proposito di cadute, Kastantin Siutsou, il bielorusso, si è procurato la frattura della terza vertebra: Giro già finito.

Buonissima invece la prova del corridore bonsai Domenico Pozzovivo: 10° e migliore degli italiani a 27'' (stesso tempo del quattro volte iridato a crono Tony Martin). Ottima la prestazione anche del britannico Simon Yates, 7° con solo 20'' di svantaggio.

Oltre alla caduta, che preoccupa lo staff Sky, tiene banco il caso Ventolin di Froome. Mauro Vegni, direttore del Giro, alla vigilia della corsa rosa aveva assicurato tutti: «Ho parlato con il presidente Uci: la squalifica, se ci sarà, non sarà retroattiva». Ieri la replica del presidente dell'Uci David Lappartient via tweet: «L'Uci non è in grado di decidere quando dovrebbe essere avviata una potenziale sospensione».

Oggi seconda tappa, la prima in linea: da Haifa, a nord di Israele, fino a Tel Aviv: 167 km lungo la costa mediterranea senza particolari asperità. Il percorso chiama gli sprinter. L'Italia della velocità sogna con Elia Viviani. Per Dumoulin, vento permettendo, dovrebbe essere una giornata di quasi riposo.