"Non vado a Parigi in carrozza..."

Il campione italiano dribbla chi minimizza il suo Tour: "Non ci sono quei due? Sì, ma ci sono i Pirenei". E nel giorno di riposo punta a ricaricarsi prima della settimana decisiva

Nimes - Non siamo lontanissimi da Gap, e la beffa di essere ripresi quando ormai pregusti il sapore della vittoria ci rimanda a quel mondiale del 1972 che costò la maglia iridata a Franco Bitossi e finì incredibilmente sulle spalle di Marino Basso in pieno recupero. Ieri a fare la fine di Bitossi sono stati lo svizzero Martin Elminger e il neozelandese Jack Bauer. Una fuga a due di 222 chilometri, quanto era lunga la 15ª tappa. Pronti via e questi due temerari vanno all'attacco. Una cronocoppie in perfetto formato Trofeo Baracchi, sfidando pioggia, tormenta e il vento. All'ultimo chilometro i due conservano ancora 18" di vantaggio e vengono risucchiati e poi fagocitati dal gruppo a 50 metri dal traguardo: primo - per la seconda volta in questo Tour - il norvegese Kristoff, il re della Sanremo. Per i due malcapitati (Bauer ed Elminger) solo le lacrime e la rabbia per una vittoria evaporata a pochi metri dal traguardo.
Questo il riassunto della 15ª frazione, per il resto, nulla da segnalare: Nibali è sempre in giallo e il suo vantaggio sui diretti avversari, Valverde e Bardet, è rimasto uguale a ieri.

Si lotta contro la sfortuna, quella che ha fermato i due protagonisti di giornata e quella che Nibali spera di non dover mai incontrare sulla propria strada. Per dirla con Pirandello, siciliano come lui, la maglia gialla non crede alla malasorte, anche perché porta male. Quindi poco importa se ad oggi il siciliano ha vestito per 13 volte la maglia gialla, se tutti gli stanno già facendo i complimenti che spettano al vincitore e che in gruppo si dica e si pensi che a questo punto, alla vigilia dei Pirenei, si corre solo e soltanto per il secondo posto.

Nibali lascia dire e fare. Apparentemente sembra non interessargli, in verità sappiamo che fa ogni giorno i debiti scongiuri. "Aglio, fravaglio, fattura che non quaglia", Nibali tocca ferro e oggi si gode il secondo e ultimo giorno di riposo, prima del rush finale. Tempo per dormire un pochino di più, per riordinare i pensieri, incontrare amici e parenti, e questo pomeriggio un incontro di un'oretta con la stampa internazionale. Sarà il momento per rintuzzare sicuramente anche qualche domanda subdola, a cui la maglia gialla si sta abituando.

«Lo so quello che dicono: che sto vincendo perché non si sono quei due, che questo Tour non ha più storia, che si corre solo per il piazzamento sul podio - spiega Vincenzo con la consueta tranquillità - ma al Tour non c'è nulla di scontato. Ogni giorno è molto difficile controllare la corsa e mantenere la giusta concentrazione. E poi ci sono i Pirenei. Credete davvero che mi porteranno a Parigi in carrozza?».
Il Tour non è finito. Il Tour è ancora pieno di trabocchetti: questa è la parola d'ordine. Ci sono i Pirenei da scalare, le domande sul doping da respingere, i gufi da zittire. Vincenzo lo sa, tocca ferro e sorride. Da domani le ultime sei tappe. Poi, se la Dea bendata non si distrae, si farà festa. Ma non è il caso di dirlo a Vincenzo. Superstizioso? Macché: esserlo porta solo male.