Ci sono coincidenze e coincidenze. E quelle che riguardano Roberto Saviano rischiano di diventare piuttosto imbarazzanti. A sollevare il caso è stato Il Fatto Quotidiano, che ha acceso i riflettori sull’articolo pubblicato dallo scrittore su Repubblica in occasione del decimo anniversario della morte di Dario Fo. Un omaggio sentito, è innegabile, che però presenta una particolarità: ben sedici passaggi mostrerebbero sorprendenti analogie con un libro pubblicato pochi mesi fa da Matthias Martelli, attore e allievo del premio Nobel. Un volume che Saviano non cita mai. Un dettaglio che non è passato inosservato sui social. Nemmeno ai colleghi di Rep.
Andiamo per gradi. Il libro in questione è “Il giullare ribelle. Vita apocrifa di Dario Fo”, pubblicato da Baldini+Castoldi. Le somiglianze riguarderebbero episodi, dettagli biografici e persino alcune formulazioni. Dalla volontà di Fo di morire sul palcoscenico, come Molière, alle allucinazioni provocate dal cortisone durante il ricovero ospedaliero. E poi l’arresto a Sassari, le bombe alla Palazzina Liberty e il rapporto con la censura. Sia chiaro: le analogie, per quanto numerose, non rappresentano automaticamente la prova di un plagio. Gli episodi appartengono alla biografia di Fo e potrebbero essere stati ricostruiti attraverso fonti comuni. Ma sedici corrispondenze sollevano inevitabilmente qualche interrogativo. Tanto più che Saviano cita Martelli raccontando l’episodio dei cinquecento studenti che non conoscevano Fo, senza tuttavia menzionare il suo libro.
E, come evidenziato in precedenza, sui social network sono già partite ironie e critiche all’indirizzo dell’autore di “ZeroZeroZero”. Del resto, per uno scrittore abituato a impartire lezioni pubbliche su etica, responsabilità e correttezza, ritrovarsi al centro di una polemica sulla paternità delle parole non è esattamente il massimo, senza dimenticare le passate vicende giudiziarie per plagio legate a “Gomorra”. “Mi è sembrato di leggere le stesse identiche parole nel libro di Matthias Martelli... chissà”, l’ironia di un utente Instagram sul profilo di Saviano, seguita da un altro commento: “Saviano ci ricorda Matthias Martelli che ci ricorda Dario Fo”. Su X i giudizi sono ancora più tranchant: “Saviano, un nome una garanzia. Forse se adoperasse IA farebbe meno figuracce”. O ancora: “Saviano è questa roba qua. Il più grosso bluff degli ultimi 20 anni. Non c’è niente di vero in lui”.
Ma c’è un altro intervento social che merita particolare attenzione. Ed è forse quello più curioso. A firmarlo è Massimo Recalcati, psicoanalista e altra firma di Repubblica, che ha espresso la propria solidarietà a Martelli con un’emoticon: quella delle mani giunte, generalmente utilizzata per esprimere rispetto, ringraziamento o persino delle scuse. Naturalmente, un simbolo del genere può prestarsi a diverse interpretazioni e sarebbe azzardato attribuire a Recalcati intenzioni precise. Ma il destinatario e il contesto lasciano spazio anche a una lettura decisamente più maliziosa: che lo psicoanalista abbia voluto rifilare una sottile presa in giro al collega Saviano? Impossibile dirlo con certezza. Di sicuro, più che una manifestazione di sostegno all’autore di “Gomorra”, quel piccolo gesto somiglia tanto a uno sfottò. Per giunta senza bisogno di spendere una sola parola.
