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Cronaca giudiziaria

Ex Ilva, ultimo atto. Oggi in Cassazione si discute il destino del siderurgico

La procura generale di Cassazione sostiene che non si debba procedere con la “fermata” dell’area a caldo. Il verdetto oggi o domani

 Ilva, torna in campo lo Stato azionista

Ex Ilva, ultimo atto. In gioco oggi, davanti alle Sezioni unite civili della Cassazione, c’è il futuro dell’area a caldo, la parte centrale dell’acciaieria di Taranto “accusata” di produrre inquinanti come polveri sottili e amianto con gravi danni per la salute della popolazione. L’udienza è iniziata alle 10, con l’intervento della procura generale di Cassazione. Come già emerso nei giorni scorsi, la pg si è mostrata critica nei confronti della decisione dei giudici milanesi di procedere con lo stop e sostiene che non si debba procedere con la “fermata”.

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Il Pg: “Nella decisione dei giudici di Milano manca il bilanciamento degli interessi contrapposti”

Nella requisitoria già depositata, il pg sostiene che nella decisione della corte d’Appello di Milano che ha decretato lo stop dell’area, manchi “completamente il bilanciamento degli interessi contrapposti” ovvero tra “produzione industriale e tutela di salute e ambiente”. Sull’emissione di amianto, sottolinea la procura generale di Cassazione, non “si esclude che si possano avere queste emissioni” ma la “Corte territoriale non ha calcolato il rischio” appellandosi solo a un principio “precauzionale”. Anche sulle polveri sottili, a parere del pg che rappresenta l’accusa nel terzo grado di giudizio, la “corte d’Appello ha fondato la decisione solo su vecchi rapporti in ambito sanitario”, senza tenere conto degli atti successivi, come l’Aia del 2025, un provvedimento del ministero dell’Ambiente che autorizza l’attività produttiva, che sarebbe stata “illegittimamente disapplicato”.

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Il futuro del siderurgico

I Supremi Giudici, con un verdetto che arriverà al massimo domani, hanno quindi in mano il futuro della partita che ha ovviamente risvolti importanti sul piano industriale e occupazionale. I lavoratori degli impianti di Cornigliano, che laminano i coli provenienti da Taranto, sono pronti alla mobilitazione e già ieri hanno occupato lo scalo di Genova.

Lo stop e i ricorsi delle aziende

Le aziende proprietarie Ilva e Acciaierie d’Italia hanno presentato ricorso contro lo stop deciso con un decreto dalla corte d’Appello di Milano, confermato in più ordinanze, l’ultima del 5 ottobre riguardo la sospensiva. Oltre ai ricorsi straordinari di Ilva e Acciaierie - presentati in momenti diversi, il primo all’inizio di agosto, il secondo alla fine dello stesso mese - ci sono infatti ci controricorsi dei difensori dei cittadini di Taranto. Le strade quindi davanti alla Cassazione sono tre: confermare il decreto, annullarlo definitivamente oppure annullarlo con rinvio alla Corte d’Appello di Milano per una nuova decisione.

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