Chi rompe paga. E se non ha soldi, il conto potrebbe essere saldato anche attraverso i sussidi pubblici. La Francia sceglie la linea dura contro i casseur e mette nero su bianco un principio destinato a far discutere: chi partecipa consapevolmente a un gruppo organizzato per compiere devastazioni può essere chiamato a risarcire i danni, anche senza aver materialmente distrutto una vetrina. Il Senato ha approvato - 229 voti favorevoli e 105 contrari - il disegno di legge “casseurs-payeurs”, fortemente sostenuto dal governo e dalla maggioranza senatoriale di centrodestra.
Il provvedimento nasce dopo le violenze che avevano accompagnato i festeggiamenti per la vittoria del Paris Saint-Germain in Champions League, ma ha subito un’accelerazione in seguito agli scontri del 17 ottobre. I numeri non lasciano grandi margini di interpretazione: oltre 2.500 attività commerciali sono state colpite dai disordini. Da qui la decisione di rafforzare gli strumenti per ottenere il risarcimento dei danni, introducendo una responsabilità civile solidale fino a 10 mila euro per persona. La misura riguarda chi abbia consapevolmente partecipato a gruppi costituiti per commettere danneggiamenti, ma anche chi sia rimasto in un assembramento pericoloso nonostante due intimazioni delle forze dell’ordine.
Ma la novità più discussa riguarda proprio i sussidi. Come ricostruito da Le Monde, il testo consente di recuperare i risarcimenti anche attraverso il prelievo di una parte delle prestazioni sociali. Non soltanto assegni familiari e contributi per l’alloggio: i senatori hanno esteso il meccanismo anche al Rsa, il reddito di solidarietà attiva, e ad altri sostegni economici, tra cui il bonus attività e gli aiuti per il ritorno a scuola. Il prelievo dovrà comunque garantire al beneficiario una quota minima per vivere.
La stretta non si ferma qui. Il Senato ha approvato nuove possibilità di vietare la partecipazione alle manifestazioni, un maggiore ricorso ai droni e alla videosorveglianza algoritmica, oltre a misure per l’espulsione dagli alloggi sociali dei responsabili dei disordini. Prevista anche una procedura per chiedere alle piattaforme digitali la rimozione entro 24 ore dei contenuti che incitano alle violenze e alle devastazioni, con la possibilità di bloccare o oscurare i siti inadempienti.
Il ministro dell’Interno Laurent Nunez ha difeso il provvedimento come una misura di buon senso, sottolineando la necessità di affiancare alle sanzioni penali il risarcimento delle vittime. Di tutt’altro avviso la sinistra, che denuncia una stretta repressiva e possibili violazioni della libertà di manifestare. La socialista Marie-Pierre de La Gontrie ha contestato soprattutto il principio della responsabilità collettiva, mentre gli ecologisti temono che il provvedimento finisca per scoraggiare la partecipazione ai cortei.
La partita non è ancora chiusa. Il testo dovrà passare all’Assemblea nazionale, dove il governo di Sébastien Lecornu non dispone di una maggioranza stabile. E sullo sfondo restano i dubbi di costituzionalità, già sollevati anche dal Consiglio di Stato. Intanto il primo voto è arrivato: 229 senatori hanno detto sì a una legge che punta a far pagare le devastazioni non soltanto a chi materialmente le compie, ma anche a chi partecipa consapevolmente ai gruppi violenti.
