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Cronaca internazionale

Nessy Guerra, arrestato l’ex marito in Egitto: “È una notizia fantastica”

Tamer Hamouda è stato fermato dalle autorità egiziane nella serata di martedì per motivi di sicurezza. “Finalmente tiro un sospiro di sollievo”, ha raccontato sui social la donna, bloccata nel Paese con la figlia. Resta aperta la battaglia giudiziaria per il rientro in Italia e l’affidamento della bambina

Nessy, il fermo e la paura. "L'Egitto voleva arrestarla"

“Ho saputo questa notizia: ieri sera il mio ex è stato arrestato per motivi di sicurezza e non riguarda le denunce penali. È stata una decisione presa per garantire la nostra sicurezza”. Comincia così il video pubblicato su Instagram da Nessy Guerra, la giovane madre originaria di Sanremo che si trova in Egitto insieme alla figlia e non può ancora fare ritorno in Italia. Il suo ex marito, Tamer Hamouda, è stato fermato dalle autorità egiziane nella tarda serata di martedì 3 novembre a Hurghada. Una notizia che la donna ha accolto con evidente sollievo, dopo mesi trascorsi in una situazione di forte tensione. “Da quello che ho capito lui rimarrà in stato di fermo finché noi non termineremo i nostri casi. Questa è una notizia fantastica, è sicuramente un passo in avanti in tutta la nostra storia”, ha spiegato. Nessy ha però precisato che la sua situazione personale non è ancora cambiata: “Io resto sempre qui, chiusa in casa e non posso ancora uscire e fare rientro in Italia. Posso però dire che finalmente tiro un sospiro di sollievo”. Nel filmato ha voluto ringraziare anche le istituzioni che stanno seguendo il caso: “Ringrazio tantissimo l’ambasciata, soprattutto la nostra console, per l’assistenza e le attenzioni che ha avuto per il nostro caso. Ringrazio tantissimo le autorità egiziane, soprattutto il ministro della Giustizia egiziano, per avere preso a cuore la nostra vicenda e aver disposto questa misura di sicurezza per noi”.

Chi è Nessy Guerra e perché si trova bloccata in Egitto

La vicenda della giovane sanremese nasce dalla relazione con Tamer Hamouda, cittadino italo-egiziano, con il quale si era trasferita in Egitto nel 2021. Dalla loro unione è nata una bambina, Aisha. Con il deteriorarsi del rapporto, secondo quanto raccontato dalla donna, la situazione familiare sarebbe diventata sempre più difficile, tra violenze, minacce e comportamenti persecutori. Quando Nessy decide di separarsi e tornare in Italia con la figlia, si apre una complessa battaglia giudiziaria. Il padre non concede il consenso all’espatrio della bambina e viene disposto il divieto di lasciare l’Egitto per la piccola. La madre sceglie quindi di rimanere nel Paese per non separarsi da lei. Da allora vive in una località protetta insieme alla figlia e ai genitori, con l’assistenza delle autorità diplomatiche italiane. La Farnesina ha seguito la vicenda, mantenendo i contatti con le istituzioni egiziane per tutelare la connazionale e la bambina.

La battaglia giudiziaria in Egitto

A complicare ulteriormente la situazione è il procedimento avviato in Egitto dopo la denuncia dell’ex marito, che ha accusato Nessy di adulterio. Il 19 febbraio 2026 la donna è stata condannata in primo grado a sei mesi di reclusione. Il 28 aprile la sentenza è stata confermata in appello. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione, mentre Guerra ha sempre respinto le accuse. Parallelamente prosegue la causa per l’affidamento della figlia. In primo grado la bambina era stata affidata alla nonna materna, Fiorella Mazza, ma il padre ha contestato la decisione. L’udienza del 7 ottobre è stata rinviata al 7 dicembre. In quella sede il giudice non ha accolto la richiesta di Hamouda di far comparire la piccola in tribunale, dopo le obiezioni sollevate dalla difesa della madre per ragioni di sicurezza.

Le condanne dell’ex marito e il nuovo fermo

Anche Hamouda è stato coinvolto in diversi procedimenti giudiziari. In Italia è stato condannato in via definitiva per stalking, maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti di una precedente compagna. In Egitto è finito sotto processo per le minacce rivolte al console onorario italiano a Hurghada, Orazio Gioacchini. L’uomo era già stato fermato nel giugno scorso per questa vicenda, dopo aver minacciato il rappresentante consolare, ma era tornato in libertà in seguito al pagamento di una cauzione. Il 14 ottobre è arrivata una condanna in primo grado a un anno di reclusione per l’aggressione e le minacce al viceconsole. Hamouda non si era presentato all’udienza. Il fermo della notte tra il 3 e il 4 novembre costituisce un nuovo sviluppo, che, come ha precisato la stessa Nessy, è stato disposto per ragioni di sicurezza e non riguarda le denunce penali. Per la giovane madre rappresenta un motivo di sollievo, ma non significa che la vicenda sia arrivata a una conclusione. La possibilità di tornare a Sanremo insieme alla figlia resta infatti legata alla soluzione delle questioni giudiziarie e familiari ancora aperte.

Il commento dell’avvocata di Nessy

A commentare la notizia è anche Agata Armanetti, legale di Nessy Guerra, 27 anni, originaria di Sanremo, che parla di un primo risultato nella vicenda: “È un piccolo passo avanti, perché Tamer Hamouda è stato arrestato anche in considerazione della sua pericolosità e delle minacce rivolte a Nessy”. L’uomo, spiega l’avvocata, era già stato condannato a un anno di carcere e al pagamento di una multa di 10mila sterline egiziane per le minacce al console onorario italiano a Hurghada, Orazio Gioacchini. Secondo quanto riferito dalla legale, il nuovo arresto sarebbe legato anche a quella sentenza, pronunciata pochi giorni prima, e alle intimidazioni rivolte alla sua assistita. Hamouda avrebbe infatti minacciato Nessy, arrivando a parlare di lapidazione. A incidere sulla decisione delle autorità egiziane, sempre secondo la ricostruzione dell’avvocata, sarebbero stati anche alcuni filmati nei quali l’uomo avrebbe pronunciato dichiarazioni offensive nei confronti dell’Islam. La legale, con il supporto di un avvocato egiziano e in collaborazione con l’Ambasciata italiana, avrebbe trasmesso i video alla National Security, corredandoli di sottotitoli in arabo. “Erano in italiano, li abbiamo fatti tradurre. Questo materiale, secondo me, è arrivato dove doveva arrivare e lo hanno portato in carcere per motivi di sicurezza. È quello che ci ha riferito la nostra Ambasciata”, ha spiegato Armanetti.

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