Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:15
Cronaca internazionale

Nessy Guerra “detenuta” in casa con la figlia in Egitto: “Il mio ex vuole lapidarmi

Si complica sempre di più la situazione della donna di Sanremo condannata per adulterio in Egitto, minacciata dall’ex e attualmente piantonata da poliziotti armati

Nessy Guerra

Bloccata in casa in Egitto con una bambina, condannata per un reato mai commesso e che in Italia non esiste, minacciata dall’ex già condannato per altri reati simili a quelli da lei denunciati. Ci sono molte spade di Damocle che pesano sul capo di Nessy Guerra, la 27enne di Sanremo che ormai da oltre tre anni non può rientrare in Italia perché non può farlo la sua bambina, Aisha.

È una vera e propria odissea la sua vicenda, e ora l’ex, Tamer Hamouda, ne chiede la lapidazione. “Il mio ex chiede via social che io venga lapidata pubblicamente se non torno con lui - ha raccontato la donna - Oggi sono 3 mesi che sono bloccata in casa, non esco, non vedo la luce del sole, non posso portare mia figlia a fare una passeggiata. Speravamo che questa che è a tutti gli effetti una detenzione domiciliare venisse detratta, e invece abbiamo saputo ieri che non sto scontando. Non ci era stato riferito da nessuno”.

Nessy Guerra è stata condannata in appello a sei mesi di detenzione e lavori forzati con l’accusa di adulterio, e attualmente è in attesa del terzo grado di giudizio. L’abitazione, in cui è di fatto reclusa con la bambina e i nonni, è piantonata da tre poliziotti armati, sebbene, come ha spiegato la sua legale Agata Armanetti, non esista in Egitto l’istituto giuridico della detenzione domiciliare. Intanto Hamouda - per il quale in Italia c’è una sentenza in giudicato per percosse, lesioni, stalking, violazione di domicilio, furto e truffa ai danni di un’altra donna con cui aveva avuto una precedente relazione - in alcuni video ha dapprima intimato a Guerra di risposarlo - i due sono divorziati - pena la carcerazione, e ora ne chiede la lapidazione, proclamandosi Gesù Cristo.

“Quando siamo arrivati in Egitto - spiega Guerra parlando di Hamouda - lui ha iniziato a praticare la religione islamica, quando si è iniziato il processo di divorzio mi ha portato davanti al tribunale islamico dicendo che lui è integralista. Non parla neanche l’arabo. Sperava strumentalizzando la religione di ottenere la bambina e farmi incarcerare. Non è riuscito e ora si dice cristiano”. Hamouda è sempre stato in Italia fino alla vigilia della condanna a suo carico, per poi andare in Egitto con Nessy Guerra: le leggi del Paese non consentono l’espatrio alla figlia minore senza il consenso del padre. Da qui la situazione diplomatica complessa per la quale c’è una grande attesa. Hamouda ha inoltre rivolto minacce nel tempo alla trasmissione “Chi l’ha visto?”, al viceconsole onorario e perfino alla premier Giorgia Meloni.

Hamouda, nato da padre egiziano e madre italiana, ha cercato di sottrarre la figlia a Nessy Guerra sia con mezzi illeciti - è noto il video in cui l’uomo urla in italiano affermando che a propria volta sia stata a propria volta sottratta la bambina - sia cercando di accusare la moglie per favorirne la carcerazione e opponendosi alla custodia ai nonni materni. La 27enne ha spiegato in merito alle accuse di adulterio: “Nel 2024 era stata archiviata due volte l’accusa, nel 2025 il nuovo procuratore ha riaperto il caso, fuori tempo massimo e senza le nuove prove necessarie. Un reato che io non ho compiuto, con 3 testimoni che dicono che io ho compiuto adulterio. Sono tre persone di cui un amico del mio ex marito, italiano, che io non ho mai conosciuto, venuto appositamente in Egitto per testimoniare e farmi finire in cella”. Nel processo d’appello un altro presunto testimone avrebbe attestato che le accuse a carico di Guerra fossero false.

Così Nessy Guerra, i genitori e Aisha vivono nel terrore. “Pochi giorni fa mi ha invitato a cena a casa sua, insieme a mia figlia e ai miei genitori, il proprietario di casa: siamo scesi tutti al piano sotto, l’ingresso dà su un giardino. I poliziotti - Guerra parla degli agenti che piantonano la sua abitazione - si sono avvicinati vedendomi, uno ha messo mano sulla pistola davanti a mia figlia. È uscito il proprietario a calmarli”. Pare che i tempi per il terzo grado siano molto lunghi e i mesi di effettiva detenzione domiciliare non saranno scalati da un’eventuale pena.

Commenti