Un drone da combattimento FQ-44 Fury è stato controllato da un caccia F-22 per la prima volta nella storia. Nel corso dell’esercitazione sono state portate a termine manovre dinamicamente rilevanti e compiti di combattimento simulati nei cieli della Edwards Air Force Base, in California. A renderlo noto è stato il Dipartimento dell’Aeronautica militare degli Stati Uniti, che ha diffuso la notizia del successo di questa dimostrazione di “controllo tattico in volo di un Collaborative Combat Aircraft” da parte del pilota di un caccia da superiorità aerea F-22 Raptor, piattaforma rodata ma estremamente avanzata, e per questo prossima ad essere sostituita dai caccia di sesta generazione F-47 progettati dalla Boeing.
Coprotagonista dell’azione è stato un FQ-44A Fury, drone progettato per operare al fianco di velivoli da combattimento con equipaggio in seno al programma Collaborative Combat Aircraft dell’Aeronautica Militare statunitense. Sviluppato come “moltiplicatore di forza autonomo e a basso costo”, il Fury è stato pensato dalla Anduril Industries per operare al fianco di velivoli da combattimento con equipaggio come l’F-35 Lightning II, l’F-15EX Eagle II e il futuro caccia di sesta generazione F-47 che rileverà il ruolo del longevo “Raptor”. I droni collaborativi da combattimento estenderanno il raggio d’azione, facendosi carico di missioni ad alto rischio che espongono i piloti umani a maggiori pericoli. L’FQ-44 è stato sottoposto a prove di trasporto esterno con missili aria-aria AIM-120 e bombe a caduta libera inerti, per convalidare l’integrazione degli armamenti e la separazione in sicurezza dei carichi prima di svolgere test con munizioni vere.
In una missione di combattimento reale, il pilota avrà la possibilità di mantenere il controllo tattico e la responsabilità delle decisioni, affidando al sistema semiautonomo l’esecuzione di manovre complesse e dei compiti assegnati che potrebbero esporlo al fuoco nemico, avvalendosi di un maggior carico offensivo trasportato da ogni singolo drone. I test in corso mirano anche a consolidare la fiducia degli operatori nei propri wingman automatizzati. L’obiettivo finale è quello di consentire a un singolo caccia di coordinare più droni contemporaneamente, una capacità che richiederà ulteriori verifiche sull’integrazione dei sistemi e sull’interazione tra uomo e macchina. E forse suggerirà la configurazione biposto per gli aerei da combattimento che dovranno prevedere un pilota e un WSO, il Weapon Systems Officer.
Durante l’esercitazione il pilota dell’US Air Force ha agito come una sorta di “regista in volo”, impartendo “direttive tattiche di alto livello a un singolo drone da combattimento” nel ruolo di “quarterback”, secondo il concetto alla base del programma Collaborative Combat Aircraft, mentre il “software di autonomia a bordo del drone ha interpretato ed eseguito quelle istruzioni in tempo reale”, segnando un passo concreto verso l’integrazione operativa tra velivoli con equipaggio e sistemi semiautonomi destinati a diventare protagonisti della guerra del futuro, per mantenere il vantaggio in ambienti aerei sempre più ostili.
L’obiettivo dichiarato dal programma dell’USAF prevede 500 sistemi semi-autonomi pronti al combattimento entro il 2032 all’interno di una flotta che conterà il doppio dei “Loyal Wingman”.
