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Economia e finanza

Morto Sergio Erede, uno dei protagonisti del capitalismo finanziario italiano degli ultimi 50 anni

Scomparso oggi (17 ottobre) a Genova, a 86 anni: dalla parabola del gruppo Olivetti, alla scalata Telecom; da quella al Corriere della Sera fino alle recenti mosse del gruppo Delfin

Rcs corre in Borsa (+2,4%) Mediobanca, Delfin al 19%

Con Sergio Erede, scomparso oggi (17 ottobre) a Genova, a 86 anni, se ne va uno dei protagonisti del capitalismo finanziario italiano degli ultimi 50 anni, dalla parabola del gruppo Olivetti, alla scalata Telecom; da quella al Corriere della Sera fino alle recenti mosse del gruppo Delfin. Erede era un avvocato, con quella specializzazione nel diritto commerciale e dei mercati finanziari che lo aveva trasformato nella figura dell’“avvocato d’affari” per antonomasia, definizione comunque riduttiva. Una vita professionale passata a ispirare e costruire operazioni finanziarie che andavano di pari passo con gli assetti dei cosiddetti poteri forti, spesso schierato in ruoli ben definiti. Tanto che le prime apparizioni nelle cronache finanziarie risalgono al lungo sodalizio con Carlo De Benedetti, di cui Erede è il consigliere insostituibile.

Sposato con un figlio, Erede nasce nel 1940 a Firenze, si laurea con 110 e lode nel 1962 all’Università statale di Milano e, dopo aver conseguito un Master of Laws alla Harvard Law School nel 1964, inizia la professione forense nel 1967. Due anni dopo fonda lo studio Erede Bianchi, poi diventato Erede e Associati nel 1995, noto per la sua attività in materia di fusioni e acquisizioni e mercato dei capitali. Nel 1999 fonda con Franco Bonelli e Aurelio Pappalardo, lo studio legale Bonelli Erede Pappalardo, divenuto poi Bonelli Erede.

Riservato nella vita privata, Erede lascia ai posteri un elenco di operazioni finanziarie, di cui è stato consulente, attraverso il quale si possono ricostruire i passaggi epocali dell’evoluzione del capitalismo italiano dalla chiusura dentro ai salotti degli anni 70 e 80, fino all’apertura al mercato finanziario di questo nuovo secolo e al recente risiko bancario nazionale. Tutto parte con De Benedetti, nel cui gruppo Erede sedeva in numerosi Cda. I due hanno lavorato insieme a decine di dossier dagli anni 80, culminati con l’uscita dell’Ingegnere dall’Olivetti e poi la fondazione di Omnitel, embrione della futura Vodafone. Una vicinanza che, giocoforza, fece dell’avvocato fiorentino un antagonista del gruppo Berlusconi, al punto da essere stato considerato, nel 2009, uno dei testimoni chiave nella causa civile sul Lodo Mondadori, conclusa con il maxi risarcimento da 540 milioni che la Fininvest del Cavaliere ha dovuto versare alla Cir dell’ingegnere. Dieci anni prima, alla fine del secolo scorso, è lui la mente giuridico-finanziaria della prima grande operazione di mercato della storia nazionale: l’Opa di Olivetti – allora guidata da Roberto Colaninno – su Telecom Italia. Un’operazione giocata in tandem con la Mediobanca dell’ultimo Enrico Cuccia, del quale lo stesso Erede, dopo la morte del fondatore della banca d’affari avvenuta nel 2000, rappresenta il profilo più simile: quello di una sorta di king maker del capitalismo finanziario italiano. Ed è in questo ruolo che Erede ispira e consiglia molti protagonisti delle grandi scalate di questi ultimi 25 anni. Come quella, clamorosa, che Urbano Cairo – con l’appoggio di Intesa Sanpaolo - tenta alla Rcs editore del Corriere della Sera, sancta sanctorum dell’editoria e del potere mediatico nazionale. Un’operazione che vede dall’altra parte della barricata proprio Mediobanca, custode fino a quel momento degli equilibri di Via Solferino. E la scalata, siamo nel 2016, va in porto, con un successo su cui, in principio, pochi avevano scommesso. Il tandem Erede-Cairo si consolida qualche anno dopo quando il presidente del Toro prova una mossa ancora più azzardata: rimettere in discussione la cessione della sede del Corriere di via Solferino al fondo Usa Blackstone. Una causa in cui la Rizzoli rischia l’osso del collo per la richiesta di un risarcimento danni da 300 milioni avanzata dal fondo Usa. Ma che si risolve anche questa positivamente, anche grazie al ruolo svolto da Claudio Calabi, che convince le parti a raggiungere un’intesa che permette a Rcs di tornare in possesso di via Solferino.

Altro lungo e importante sodalizio professionale da ricordare è quello con Leonardo Del Vecchio, il patron di Luxottica scomparso nel 2022, che con Erede ha portato avanti tutta la partita bancaria e assicurativa giocata dalla Delfin negli ultimi 15 anni. Dall’ingresso e la salita in Generali, a quello parallelo su Mediobanca. Posizioni che sono infine sfociate nell’ingresso in Mps e nella scalata sulla stessa Mediobanca. Una sorta di chiusura del cerchio da parte del “piccolo Cuccia”, rimasto dietro le quinte ma senz’altro uno dei grandi consiglieri dell’intero risiko tuttora in corso. Che da oggi dovrà fare a meno di lui.

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