Ieri, mentre zigzagavamo su un marciapiede col nostro monopattino elettrico, in via Manzoni a Milano, a 32 all’ora, con le cuffiette, guardando l’iPhone, abbiamo visto una bellissima pubblicità appena lanciata dagli account ufficiali della città di Toronto - che in un primo momento abbiamo letto Torino, e in effetti sarebbe lo stesso - per sensibilizzare la cittadinanza sul nuovo limite di velocità a 30 km/h nei quartieri del centro. Uno spot talmente bello che a causa delle numerose violazioni dei termini di utilizzo - insulti, parolacce, meme, “vaff*n#lo!” - la sezione commenti è stata bloccata.
Comunque. Confondendo realtà e parodia, l’immagine mostra una coppia gay, interrazziale, di due papà, che spingono un passeggino.
Dentro probabilmente ci sarà stato un Chihuahua da borsetta.
Ah. Uno dei due uomini indossa una t-shirt col simbolo del limite dei 30 all’ora.
Mah. La prima cosa che ci siamo chiesti è cosa c’entri l’orientamento sessuale con la sicurezza stradale. La seconda quale sia la percentuale di canadesi rappresentata da una coppia gay birazziale con un figlio surrogato. Diciamo lo 0.000,1% della popolazione? La stessa percentuale di automobilisti che si immagina rispetteranno i limiti.
Certo però che in quell’immagine non ci sono persone disabili. Vergognoso. E i trans? Cosa diranno?
È sempre così. Quando l’agenda globalista intersezionale cosmopolita - “Ma cosa significa, scusa?”, “Boh, niente...” - cerca di risolvere un problema, di solito ne sta creando un altro.
