Dopo le notizie circolate sulla sortita di Tel Aviv, lunedì scorso, ai confini dell’Iran, le prossime mosse di Stati Uniti e Israele sembrano chiarirsi in queste ore: entrambe starebbero preparando il terreno per una possibile nuova offensiva militare contro l’Iran, con un orizzonte temporale che coincide con la conclusione delle midterm. Secondo quanto riportato dal New York Times, che cita funzionari statunitensi e altre persone informate sulle discussioni, le forze armate dei due Paesi starebbero elaborando piani operativi specifici per una nuova campagna di bombardamenti contro la Repubblica islamica.
Nel mirino, come di consueto, infrastrutture energetiche, installazioni nucleari e depositi di missili e droni, obiettivi che, se effettivamente colpiti, potrebbero compromettere ulteriormente le capacità militari ed economiche iraniane. A rendere particolarmente significativo il quadro sono le dichiarazioni pronunciate dal presidente americano nelle ultime ore, al rientro da un appuntamento elettorale in South Carolina.
Interpellato dai giornalisti sulla possibilità di un’intesa con Teheran, Trump ha escluso che siano in corso negoziati e ha lasciato intendere che una svolta, diplomatica o militare, potrebbe arrivare a breve. “In un modo o nell’altro accadrà qualcosa, e succederà piuttosto presto”, ha dichiarato il presidente, aggiungendo un riferimento esplicito al calendario politico americano: “Molti pensano che avverrà dopo le elezioni. Staremo a vedere”.
Il possibile rinvio di un’operazione militare a dopo il 3 novembre non rappresenta una novità assoluta nella strategia americana. Già il 7 ottobre scorso Axios aveva rivelato che il Pentagono aveva ordinato al Comando centrale statunitense, il CENTCOM, di completare i preparativi per un’eventuale ripresa delle operazioni contro l’Iran.
Il giorno successivo Trump aveva annunciato pubblicamente che gli Stati Uniti non avrebbero ripreso i bombardamenti prima delle elezioni di metà mandato, pur mantenendo il blocco navale e la pressione economica su Teheran. Il 13 ottobre, sempre Axios aveva riferito di conversazioni tra Trump e Netanyahu sulla possibilità di una nuova offensiva, inizialmente valutata anche prima delle rispettive consultazioni elettorali.
Per il presidente americano, il problema non riguarda soltanto la gestione militare della crisi. La guerra iniziata il 28 febbraio ha avuto conseguenze pesanti sull’economia statunitense, soprattutto attraverso l’aumento dei prezzi energetici, le difficoltà nei trasporti e le ripercussioni sulle catene di approvvigionamento. In questo contesto, un’eventuale offensiva contro le infrastrutture energetiche iraniane potrebbe provocare nuove tensioni sui mercati petroliferi.
Anche dall’altra parte del confronto, tuttavia, le elezioni americane sembrano essere entrate nei calcoli strategici. Martedì Reuters, citando tre alti funzionari iraniani e un’altra fonte vicina agli ambienti governativi, ha riferito che Teheran starebbe deliberatamente prolungando lo stallo negoziale con Washington, nella convinzione che un accordo prima delle midterm possa offrire a Trump un vantaggio politico. Secondo le fonti dell’agenzia, la leadership iraniana ritiene possibile una nuova offensiva americana e israeliana dopo il voto e starebbe, dunque, organizzando la propria risposta.
