Il campo largo cerca un federatore, Silvia Salis si chiama fuori. E intanto boccia le primarie, giudicate “evidentemente divisive”. Ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, la sindaca di Genova mette in fila i limiti del dibattito nel centrosinistra: mesi trascorsi a discutere di leadership, il programma passato in secondo piano e un elettorato che rischia di perdere anche l’entusiasmo ritrovato dopo il referendum. Non proprio una fotografia rassicurante per chi punta a governare il Paese.
Interpellata sulla presunta proposta di Giuseppe Conte e sulla possibilità di assumere il ruolo di federatrice, la Salis frena: “No, io faccio la sindaca di Genova, e nessuno me l’ha chiesto. In questo momento comunque non lo farei, non vedo le condizioni in questo momento”. Un no accompagnato da una precisa indicazione temporale, ma soprattutto da una valutazione tutt’altro che ottimistica sullo stato della coalizione: “Le condizioni in questo momento mi sembrano anche lontane da trovare una sintesi”.
Il problema, secondo la prima cittadina, è una discussione che si trascina senza arrivare al punto: “Già questo dibattito che va avanti da mesi, direi quasi da un anno, fa capire che si è perso un po’ di vista il centro della discussione, che è il programma da presentare al Paese”. Il centrosinistra, insomma, continua ad arrovellarsi sulla propria gara interna. Con una conseguenza che la Salis riassume così: “Ed è un peccato perché sfiduciamo un elettorato che dopo il referendum era, come si dice in modo informale, gasatissimo”.
La bocciatura più netta riguarda le primarie. “Le primarie sono evidentemente divisive”, scandisce la sindaca, convinta che al popolo progressista non interessino e che il continuo confronto sulle modalità di scelta del leader finisca per scoraggiarlo. Tanto più mentre le famiglie italiane, osserva, cominciano a rateizzare la spesa settimanale: “Credo che questo sia un tema più centrale rispetto a una gara interna al centrosinistra”. Un richiamo alle priorità che suona anche come una stoccata agli alleati, ancora impantanati nel confronto su chi dovrà guidarli.
Sfilarsi dalla corsa alla leadership, almeno per ora, non significa però rinunciare alla campagna elettorale. La Salis chiarisce in questo senso la disponibilità a “dare una mano” alla coalizione: i sindaci possono sostenere i partiti che li appoggiano e mettere a disposizione il rapporto quotidiano con i cittadini. “Siamo carte importanti in una campagna elettorale del centrosinistra”, rivendica.
Quanto alla propria collocazione, la sindaca respinge un’etichetta che considera riduttiva: “Quando mi vogliono dare la maglietta di moderata, io su alcuni temi posso anche esserlo, però mi sento progressista”. La difesa dello sviluppo economico e industriale, sostiene, può convivere con posizioni “profondamente di sinistra”. Il profilo da cercare sarebbe dunque quello di “un leader progressista che non abbia paura a dire e a fare cose di sinistra, ma che poi sappia dialogare con tutti i mondi del paese”.
Spazio infine al caso della mancata presenza sul palco al Salone Nautico. Su questo la Salis esclude responsabilità della presidenza del Consiglio e riferisce della telefonata ricevuta da Giorgia Meloni: “Di certo, una donna così preparata, così comunicativamente pronta come la Presidente Meloni non avrebbe mai fatto una cosa del genere. Poi mi ha chiamata, era molto arrabbiata, infatti”. Per la sindaca si è trattato di “un autogol comunicativo totalmente inutile”. E la stoccata conclusiva è rivolta a chi lo avrebbe organizzato: “Credo che chi l’ha ideato non sia molto padrone degli strumenti di comunicazione”.
