Una fiaccolata silenziosa, qualche candela accesa e l’immagine di una ragazza condannata a morte. Tanto è bastato per provocare la reazione dell’ambasciata iraniana a Roma, che ha indirizzato una lettera ufficiale alla deputata di Forza Italia Catia Polidori, segretario nazionale di Azzurro Donna, e al presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato Maurizio Gasparri. Una missiva nella quale Teheran contesta le prese di posizione della parlamentare sul caso di Najmeh Amini, la 23enne iraniana condannata alla pena capitale per contenuti “blasfemi” pubblicati sui social. E soprattutto richiama il principio di non ingerenza negli affari interni della Repubblica islamica. Una posizione che la Polidori respinge con fermezza, denunciando quello che considera un tentativo di condizionare la libertà di espressione di una rappresentante delle istituzioni italiane.
“Il richiamo importante è a non intervenire negli affari interni iraniani. L’ambasciata scrive che non dobbiamo formulare giudizi su procedimenti di un Paese senza conoscere precisamente i fatti, le procedure, e che per loro è un’ingerenza. Quindi sostanzialmente contestano la legittimità della mia posizione”, spiega la deputata a IlGiornale.it. Il riferimento è alla manifestazione organizzata il 27 ottobre nei pressi della sede diplomatica iraniana nella Capitale per chiedere di fermare l’esecuzione della giovane: “Noi siamo solo andati di fronte all’ambasciata iraniana, una fiaccolata con le candele, in silenzio. Nessun comizio, avevamo solo la foto del viso di questa ragazza. Nessun disturbo ulteriore”.
Nella lettera l’ambasciata difende il sistema giudiziario iraniano, sottolineando che la condanna non è ancora definitiva e che esistono possibilità di riesame. Ma il passaggio più controverso riguarda proprio le critiche provenienti dall’Italia, considerate una possibile interferenza negli affari interni del Paese. La Polidori non ci sta: “Loro danno una loro spiegazione giuridica, ma richiamano indirettamente a una maggiore cautela delle nostre dichiarazioni. Questa cosa la trovo veramente grave, perché noi eravamo sul territorio italiano. Quindi vogliono limitare la capacità di azione e la libertà di parola di un parlamentare italiano. Tant’è che io ho interessato sia il presidente della Camera Fontana, sia il presidente della Repubblica, perché mi sembra un fatto politico”.
Non è tutto. Nella conclusione della missiva, la rappresentanza diplomatica auspica che anche le autorità italiane tengano conto dei principi di accuratezza, imparzialità e rispetto delle procedure legali nell’affrontare le questioni giudiziarie iraniane. Un passaggio che provoca un’ulteriore reazione della deputata azzurra: “Un passaggio pazzesco: l’ambasciata auspica addirittura che anche le autorità italiane tengano conto dei principi di accuratezza, di imparzialità e di rispetto delle procedure legali. Cioè danno anche lezioni agli italiani”.
La battaglia della Polidori, intanto, non si ferma. “Io sto preparando una campagna con Azzurro Donna a favore di questa ragazza. Lei rappresenta altre 41 giovani che sono in carcere in attesa di condanna a morte. E non per fatti gravi, ma per sciocchezze”, denuncia la parlamentare. Che rivendica anche il proprio ruolo istituzionale: “In qualità di parlamentare, io non solo ho il diritto, ma ho la responsabilità politica di esprimermi sulla violazione dei diritti umani”. La deputata riferisce inoltre di avere coinvolto Petra Bayr, nell’ambito del Consiglio d’Europa, ottenendo una presa di posizione contro le condanne a morte e sulle condizioni delle donne iraniane.
Come evidenziato in precedenza, quello della Polidori non è un caso isolato. Anche Maurizio Gasparri ha ricevuto una lettera dell’ambasciata iraniana per le sue dichiarazioni sulla vicenda Amini. Il senatore di Forza Italia ha respinto le contestazioni di Teheran, rivendicando il diritto di denunciare le persecuzioni e ribadendo la propria contrarietà alla pena di morte. Due parlamentari italiani, due comunicazioni diplomatiche e un’identica questione: fino a che punto può spingersi la protesta di una rappresentanza straniera contro le critiche espresse liberamente in Italia?
Per la Polidori, la risposta è chiara: “Questo è un tentativo molto forte, nemmeno velato, di condizionare le dichiarazioni di una rappresentante delle istituzioni italiane su questioni dei diritti umani”. La deputata ribalta dunque l’accusa mossa da Teheran: “Ecco, per me questa è la vera ingerenza”. Infine, un auspicio che chiama direttamente in causa il ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Io spero che Tajani lo chiami”. Una cosa è certa: minacce come questa vanno prese sul serio e non sottovalutate, ma la deputata azzurra non ha intenzione di arretrare di un centimetro.
