Una lettera dell’Ambasciata della Repubblica islamica dell’Iran a Roma è stata recapitata al Presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato, Maurizio Gasparri, per contestare le sue prese di posizione sulle vicende giudiziarie iraniane. Nella missiva, la sede diplomatica afferma che la sentenza nel caso di Najmeh Amini “è stata pronunciata sulla base delle fattispecie di reato e delle pene previste dalla legislazione nazionale iraniana”.
Najmeh Amini è una studentessa iraniana di 23 anni originaria di Mashhad, condannata a morte in Iran con l’accusa di blasfemia a causa di contenuti pubblicati sui social network. È stata arrestata durante le proteste nel gennaio 2026 e rinchiusa nel carcere di Vakilabad, da dove nel frattempo ha anche ricevuto una condanna a oltre 12 anni di reclusione per propaganda contro lo Stato e presunte azioni contro la sicurezza nazionale. Dal carcere ha diffuso un appello alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite proclamandosi innocente: al momento, la sua condanna a morte non è definitiva ma la vicenda ha sollevato indignazione globale da parte di organizzazioni per i diritti umani e istituzioni, che denunciano l’uso della pena di morte per reprimere la libertà di espressione.
La comunicazione dell’Ambasciata aggiunge che sussiste la possibilità di un nuovo esame da parte delle autorità superiori e di sottoporre il caso alla “Commissione per l’amnistia e la grazia” dell’Iran. L’ambasciata sostiene inoltre che formulare giudizi preventivi senza una conoscenza precisa dei fatti “costituisce un’ingerenza negli affari interni degli Stati, circostanza che la Repubblica islamica dell’Iran, al pari di qualsiasi altro Paese indipendente, non può accettare”, suggerendo di affidarsi ai canali diretti e diplomatici per eventuali preoccupazioni.
A stretto giro è arrivata la replica del senatore Maurizio Gasparri, che ha scelto di rispondere pubblicamente alla lettera. Il Presidente della Commissione Esteri ha ribadito la propria riprovazione per la condanna a morte inflitta a Najmeh Amini, accusata “semplicemente di avere pubblicato sui social frasi non gradite al regime”. Gasparri ha inoltre ricordato la repressione delle manifestazioni nel Paese, menzionando decine di migliaia di morti e l’applicazione di esecuzioni sul campo. Nella nota, il senatore ha ribadito di respingere “al mittente le accuse di ingerenza e quando si tratta di difendere il diritto alla vita di persone perseguitate continuerò a esprimere pubblicamente il mio pensiero, come ho fatto anche con militanti politici del movimento giovanile di Forza Italia e di ‘Azzurro Donna’ davanti all’ambasciata dell’Iran”. La dichiarazione si chiude con la contestazione della “pena di morte in ogni parte del mondo e contestiamo anche un regime che opprime il suo popolo, come quello iraniano”.
