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Magistratura

Conti in rosso, corruzione e regalie. È la sanità pugliese targata Pd

Indagati in 13, tra imprenditori e dipendenti Asl. I primi accusati di aver oliato gli ingranaggi per accaparrarsi le gare e i secondi di essersi fatti “comprare”. E spunta pure un divano da 40mila euro

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I disastri della sanità pugliese targata Pd, tra conti in rosso, corruzione e regalie. Un sistema che ha creato un buco di bilancio da 369 milioni di euro per il 2025, ereditato dalla gestione fallimentare dell’ex presidente Michele Emiliano e diventato una grana per l’attuale governatore Antonio Decaro, visto che la Corte dei Conti, a luglio scorso, ha ritenuto «indispensabile che la Regione intraprenda senza indugio un serio percorso di risanamento e di contenimento», che passa per le tasche delle famiglie pugliesi, chiamate a far fronte all’aumento dell’addizionale Irpef per coprire le spese pazze dem e i danni del sistema degli appalti, finito nel mirino della magistratura, che ora ha portato alla luce un giro di tangenti nella Asl di Bari. Dall’operazione scattata a novembre 2024, con l’arresto di alcuni dirigenti del distretto sanitario barese, è passata così tanta acqua sotto i ponti da spingere quattro persone, tra cui l’allora dirigente della Asl Nicola Iacobellis, a confessare il giro di mazzette e appalti. Il quadro che emerge, anticipato ieri dalla Gazzetta del Mezzogiorno, è un modus operandi consolidato da un nuovo filone d’inchiesta, in cui vengono contestati almeno quattordici episodi corruttivi a tredici indagati, tra imprenditori e dipendenti della Asl. I primi accusati di aver oliato gli ingranaggi per accaparrarsi le gare e i secondi di essersi fatti «comprare» con soldi e regali di lusso, addirittura un divano da 40mila euro e un pranzo di battesimo. Per loro, la Procura di Bari ha chiesto le misure cautelari, mentre gli altri quattro coinvolti, ovvero l’ex dirigente Iacobellis, il suo collega Nicola Sassolini e i due imprenditori Giovanni Crisanti e Nicola Minafra, hanno già confessato e sono stati condannati. Potrebbero, comunque, affrontare un nuovo processo.

Una sintesi delle contestazioni è contenuta nelle 8 pagine di invito a presentarsi per l’interrogatorio davanti al gip di Bari, Giuseppe Montemurro. Si va dalla corruzione aggravata al concorso in subappalto illecito, dalla falsità ideologica alla ricettazione. «L’ho sentito da Crisanti...che è in pelle umana questo divano di 40mila euro?», ha detto l’imprenditore Minafra ai pm. Quel divano sarebbe il regalo di lusso che Nicola Loporcaro, elettricista per cui la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari, avrebbe regalato al dirigente Iacobellis, il quale ha ammesso in un memoriale di essersi fatto ristrutturare la casa della moglie. E avrebbe preteso pure gli arredi. In cambio, Loporcaro avrebbe ottenuto dalla Asl un appalto da due milioni di euro per i lavori nell’ex ospedale di Triggiano, in parte subappaltati a Crisanti. Crisanti avrebbe inoltre pagato il pranzo di battesimo della figlia di Gianmichele L’Abbate, dipendente di Sanitaservice (partecipata dalla Asl Bari) che ora rischia i domiciliari. Quest’ultimo e il collega Francesco Losacco, nonostante fossero dipendenti pubblici, sarebbero soci occulti di una società che ha ottenuto 16 appalti per manutenzioni nella Asl: avrebbero intascato 83mila euro, pari al 10 per cento del valore delle commesse.

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