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Magistratura

Csm spunta l’idea di Di Pietro (con l’ok di FdI). Veto azzurro

Il Parlamento deve eleggere 10 membri laici, gli azzurri Costa e Craxi: “È una figura improponibile”. L’ex pm in Transatlantico corteggiato dai meloniani. L’opposizione: per noi 4 poltrone

"Ipotesi Di Pietro? Un galantuomo"

Da Mani Pulite al Csm. Fratelli d’Italia vorrebbe eleggere l’ex pm Antonio Di Pietro membro laico del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno che nei prossimi mesi dovrà riscrivere la geografia giudiziaria delle procure più importanti come Roma e Milano. Seppur ravveduto sulla via del garantismo il nome dell’ex leader Idv non può essere riferito a cuor leggero a Forza Italia, che infatti ha posto il veto sul protagonista indiscusso della peggiore stagione forcaiola vissuta da questo Paese. Una crepa imprevedibile per la maggioranza alla vigilia della prima seduta del Parlamento in seduta comune, fissata oggi alle 16.30. Per eleggere i dieci membri laici servono i tre quinti dell’Assemblea nelle prime due votazioni e dei tre quinti dei votanti dal terzo scrutinio. In quota FdI si parla di Susanna Campione e Sergio Rastrelli; Forza Italia rivorrebbe al Csm il senatore Pierantonio Zanettin mentre la Lega indica Erika Stefani. Pd e M5s puntano dritti sul costituzionalista del «No» Enrico Grosso e sulla dem Anna Rossomando.

Il partito di Giorgia Meloni punta su Di Pietro volto del «Sì» al referendum sulla separazione delle carriere perso dal centrodestra anche in chiave elettorale. L’ex pm, già legale del parlamentare Fdi Andrea Di Giuseppe nella vicenda del giro di visti falsi in Bangladesh, con la complicità di due dirigenti della Farnesina che hanno patteggiato una condanna, ha incontrato a pranzo a Montecitorio il responsabile organizzativo Fdi Giovanni Donzelli assieme ad Alessandro Colucci di Noi Moderati e Ignazio Messina, vicepresidente Anci e attuale leader Idv, con l’obiettivo di unire le forze in un cartello elettorale, che potrebbe comprendere anche Sud chiama Nord di Cateno De Luca, capace di superare agevolmente il 3%. «Ho fatto una candidatura come previsto da legge, ritenendo di averne i titoli, poi deciderà l’Aula», sospira l’ex leader dell’Italia dei Valori, avvistato in Parlamento. Lui si dichiara indipendente («Ne ho parlato con qualcuno? Solo con mia moglie...», dice in Transatlantico) ma sulla discesa in campo del «carnefice» politico di Bettino Craxi e Silvio Berlusconi scatta il veto di Forza Italia che pone una «questione di principio»: «La sua è la storia del simbolo di una stagione in cui la giustizia si è fatta strumento di lotta politica e la gogna mediatica ha preso il posto del giusto processo, facendo strame del diritto - dicono i capogruppo di Senato e Camera Stefania Craxi e Enrico Costa - Di Pietro è incompatibile con l’organo chiamato a garantire l’autonomia, l’equilibrio e la terzietà della magistratura. Noi siamo e restiamo garantisti e non possiamo affidare il Csm a chi ha incarnato l’esatto contrario. Su questo non ci sono margini di trattativa».

Oggi sarà fumata nera e pioggia di schede bianche, anche perché non c’è accordo tra maggioranza e opposizione sugli equilibri: il rapporto di forze del Csm uscente recita sette alla maggioranza (quattro Fdi, due lega, due Fdi, uno indipendente) e tre all’opposizione, che quando si parla di poltrone ritrova l’unità: «La sete di potere della maggioranza ci già ha scippato un componente, a pochi mesi dalle urne sarebbe un nuovo grave strappo istituzionale», sibilano i capigruppo Chiara Braga (Pd), Riccardo Ricciardi (M5S), Luana Zanella (AVS), Maria Elena Boschi (Iv), Matteo Richetti (Azione) e Riccardo Magi (+Europa). Il capitolo giustizia si riapre dunque nel modo e nel momento peggiore.