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Magistratura

Dal deputato Soumahoro ad Hannoun. Le relazioni pericolose del prof maranza

Il marocchino Siher compare anche nell’inchiesta di Genova su Hamas: ha avuto contatti con la figlia di uno dei “ras”. Ha partecipato ai cortei (rappresentando i Giovani palestinesi con la moglie) e a convegni con l’ex Avs. I rapporti con l’imam di Milano

In un fermoimmagine di un video di ANSA-ALANEWS Youssef Siher intervistato dai giornalisti a margine della manifestazione dei Giovani Palestinesi a Milano contro il Comune il 12 luglio 2025. ANSA / ALANEWS

«Lo stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove», «Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame», sono le frasi riportate nel fermo di Youssef Siher, il marocchino di seconda generazione ideatore del Movimento 17 Ottobre. Non era un islamista qualunque. L’uomo che si trova a San Vittore, dopo essere stato fermato sabato a Milano per istigazione a delinquere aggravata da finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, era un punto di collegamento tra due mondi: quello delle piazze e quello istituzionale. Era il volto di un mondo di mezzo: scendeva in corteo con Mohammad Hannoun e al contempo faceva da ponte tra le realtà universitarie del Nord Italia. Il suo nome compare, senza essere indagato, anche nell’inchiesta della Procura di Genova sulla cupola di Hamas in Italia, a capo della quale c’è Hannoun. Emergerebbe un rapporto tra lui e Falestine, la figlia di Raed Dawoud (il cui soprannome è Abu Falestine - Abu vuol dire padre), il braccio destro di Hannoun e gestore della filiale milanese della sua associazione, uno dei quattro in carcere con l’accusa di terrorismo. Ed è proprio sui rapporti tra Siher e la galassia di Hannoun che la procura di Nicola Piacente sta cercando collegamenti. Diverse le sue partecipazioni ai cortei in veste di rappresentante dei Giovani Palestinesi italiani (GPI), sigla connessa ad Hannoun che ha indetto le piazze per il 7 ottobre, giorno del pogrom commesso da Hamas. Nel fermo della Procura di Milano viene ricostruito il sistema del Movimento: inquirenti e investigatori stanno analizzando la piattaforma, il significato istigatorio dei messaggi veicolati che hanno raggiunto un vastissimo pubblico in un brevissimo arco temporale: tra Telegram e Instagram quelle indicazioni sarebbero potute arrivare a 150mila persone (100mila seguaci su Telegram, 50 mila su Instagram). Ma ad agire non era da solo: un ruolo di primo piano lo aveva la moglie, citata nel fermo in quanto indagata in concorso con il marito come seconda amministratrice della piattaforma. Sagia Hammoud, questo il nome della trentenne di origini libanesi, gestiva con lui le comunicazioni sui social e sarebbe stato grazie al telefono della donna che gli investigatori sono riusciti a rintracciare il marito. Sabato mattina il cellulare di Siher era spento e non rintracciabile, ma monitorando quello della compagna si è riusciti a intervenire prima che il marocchino desse il via alle piazze in tutta Italia. «Sono libanese, palestinese e araba di appartenenza», scrive di se stessa. Lei già due anni fa in un’intervista rilasciata a CiaoComo teorizzava come «l’aspetto demografico ci porta a interrogarci su questioni che sono molto più grandi su quello che di solito ci viene da pensare» e di come «le disparità mondiali» fossero centrali. Il profilo di Siher che si va delineando è di un uomo che operava come anello di congiunzione tra varie realtà islamiche, la rete Propal e la sinistra italiana. Se da un lato, quindi, ci sono eventi con Mahmoud Asfa, titolare della moschea di Via Padova 144 di Milano, dall’altro ci sono le foto con il deputato del gruppo misto (eletto con Avs) Aboubakar Soumahoro. Dai profili social della moschea di Asfa, suocero dell’indagato per terrorismo Sulaiman Hijazi, storico braccio destro di Hannoun, c’è stata un’immediata presa di distanza dalle violenze del 17-18 ottobre, non si può dire lo stesso dopo l’identificazione di Sahir. Il fan di Hamas, però, conosceva Asfa: sembra che non solo non fosse estraneo all’ambiente di viale Padova, ma che abbia anche condiviso palcoscenici con l’imam milanese. Era il 17 maggio 2024 quando i due hanno partecipato, insieme a Khader Tamini (presidente della comunità palestinese lombarda), all’evento «La resistenza dei popoli non si ferma». Lo stesso uomo che scendeva in piazza sotto la bandiera dell’Api (l’associazione di Hannoun) era anche al fianco di Soumahoro. Il deputato è stato ospitato dall’assocazione di Siher, la Oan, già sotto la lente dell’intelligence. Nel giugno 2024, come si legge sulla pagina di «Alba nascente», si è tenuto presso il Cam Garibaldi di Milano il convegno sulla «sfida all’islamofobia». Soumahoro aveva alla propria sinistra Siher. In un’altra foto si vedono i due conversare all’interno del chiostro in zona Brera. Quanto era estesa la rete dell’islamista? Anche la moglie è un’esponente dei Gpi, un gruppo che oggi è sotto attenta osservazione degli investigatori. E ora si proverà a capire da chi è composta la rete dei suoi fiancheggiatori.