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Magistratura

Il pm De Luca accusa Scarpinato. Adesso il grillino rischia l’inchiesta

Il procuratore di Caltanissetta parla di “un inquinamento probatorio ad ampio raggio” nella indagine sulle stragi. Sempre più in bilico la posizione del senatore 5s nella commissione Antimafia

Consulta, inammissibile il ricorso di Scarpinato sulle intercettazioni della Commissione Antimafia

Di più non poteva dire. Non in quella sede. E non ai giornalisti. Ma il procuratore Salvatore De Luca, ieri, in Commissione antimafia, ha parlato di «un inquinamento probatorio ad ampio raggio che a noi interessa, perché inquina il materiale del nostro procedimento», quindi ha detto «a noi interessa» (interessa alla procura che procede, quella di Caltanissetta, la sua) e interessa il «nostro procedimento», ossia l’indagine sulle stragi che lui sta ancora conducendo. Per farla breve, ci sono elementi per supporre che Roberto Scarpinato e Gioacchino Natoli siano indagabili ma anche il contrario, perché Natoli in Commissione fu ascoltato in audizione libera e non come testimone (l’accusa di calunnia per una sua memoria depositata in Procura è già stata archiviata) mentre restano da valutare eventuali false informazioni al pubblico ministero o condotte di depistaggio, in questo caso con l’eventuale concorso di Scarpinato: Il quale in ogni caso ha fatto sapere di non essere indagato, insomma tutto chiaro come al solito. L’unica cosa ancora più chiara è che una procura, e poi un giudice, e da tempo anche una Commissione antimafia, hanno giudicato e giudicano come mentitore e depistatore un membro della Commissione stessa, il quale, intanto, ha scelto un giornale anziché la Commissione per opporre argomenti già demoliti in tutte le sedi possibili. Per chiudere la parentesi: la presenza del Senatore Roberto Scarpinato in Commissione pare ormai aver oltrepassato ogni soglia di inopportunità istituzionale per inoltrarsi verso empirei del ridicolo mai esplorati in precedenza.

La cronaca, comunque: «Scarpinato e Natoli hanno concordato tutto», anche «la strategia da adottare in commissione antimafia», volevano «seppellire di carte la presidente» e avevano concordato «quali persone era opportuno che Scarpinato chiedesse di sentire». L’ha detto ieri De Luca in Commissione. Nel suo decreto di inizio ottobre, il gip Santi Bologna era stato altrettanto netto: «Attività depistante posta in essere dal Senatore Scarpinato nei confronti del Dott. Natoli», «inquinamento della ricostruzione dei fatti (in senso a sé favorevole)», attività che «si è in concreto verificata». Il nodo resta la riunione della Procura di Palermo del 14 luglio 1992: Borsellino fu informato, domanda, della richiesta di archiviazione parziale di mafia-appalti, firmata il giorno prima da Scarpinato e Guido Lo Forte? No, ha detto un tribunale. Tra l’altro Scarpinato alla riunione neppure partecipò. Ma nel gennaio 2024 ha suggerito a Natoli, che c’era, che cosa raccontare. Era assente alla riunione, ma presente nella costruzione del racconto.

«Ciò che è intollerabile è che si attacchi il giudice», ha detto ieri De Luca dopo gli attacchi di Scarpinato al magistrato che a inizio ottobre l’ha immortalato: «Colpisce soprattutto perché viene da chi aveva sempre difeso i giudici dagli attacchi del potere politico». Sinché un giudice non ha scritto di lui.

Poi altri giudizi di De Luca che più chiari non si può. L’indagine che condusse la Procura generale di Palermo con Scarpinato, su Stefano Delle Chiaie, è «zero tagliato». De Luca in quell’inchiesta ha denunciato la violazione dell’articolo 11 del Codice (la competenza sulle stragi era di Caltanissetta) e ha detto che continuerà comunque a indagare su Mafia-appalti come «concausa» delle stragi di Capaci e via D’Amelio, ma anche sull’agenda rossa, sulla massoneria e poi su piste nere osserviamo noi ridotte ormai a barzelletta consolatoria per grillini disinformati (pleonasmo) e orfani di Report. De Luca ne ha avuto anche per l’associazione magistrati (nazionale) che da quanto inteso difenderebbe solo le toghe attaccate dal governo, ed è difficile smentirlo: il giudice Santi Bologna è stato difeso solo dall’Anm nissena e, va detto, anche dal Csm. In tutto questo Scarpinato in Commissione non c’era neanche, però era collegato da remoto. In compenso oggi alle 15 in Senato presiederà una fondamentale conferenza stampa dal titolo «Antimafia, la verità che scotta dietro le Stragi». Il titolo è azzeccato, anche se l’antimafia che scotta parrebbe la sua.

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