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Magistratura

“Nana borgatara…”. L’attacco choc della toga contro la premier Meloni

Il magistrato ha inveito contro la premier dopo il rifiuto della stessa a firmare il Dpcm per destinare gli aumenti alle toghe in servizio

Di Cicco

“La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia”. Queste le parole di Alessandro Di Cicco, magistrato, affidate a un post privato sul suo profilo social, di cui il Giornale ha potuto prendere visione. Parole forti, molto dure e non adeguate, che si inseriscono nella polemica scatenata dalla decisione di Giorgia Meloni (a cui si riferisce il post con altissima probabilità) di non firmare il Dpcm con il quale si destinano circa 970 milioni di euro ai magistrati in servizio, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato, che andrebbe inserito nella prossima legge di Bilancio.

Fa un certo effetto leggere queste parole da parte di un togato, specialmente se parte del quinto dipartimento - reati contro la libertà sessuale, la famiglia, i minorenni e i soggetti vulnerabili. Definire la premier “nana borgata”, utilizzando gli stereotipi che da sempre la accompagnano, con anche un vago sentore di body shaming in riferimento alla sua altezza. Un attacco incomprensibile, soprattutto a seguito delle parole della presidente del Consiglio, la quale ha spiegato che la sua decisione di non mettere la firma, che prescinde dal fatto di avere o non avere tempo. Meloni ha chiaramente spiegato di non voler mettere la firma, che comunque arriverà per mano di un commissario, perché si tratta di una cifra dieci volte superiore “rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell’autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia”.

Una toga che si esprime in questi termini a fronte di una spiegazione del genere fa capire molto del clima e della situazione italiana e anche degli interessi che vengono perseguiti dalle parti. Perché da parte della presidente del Consiglio è chiara l’intenzione di non voler sottrarre fondi a una necessità superiore, a un interesse nazionale, in un momento di estrema difficoltà per il Paese a causa dei conflitti che stanno influenzando l’economia mondiale, europea e italiana. L’insulto gratuito su un social è una pratica purtroppo frequente, ma quando si ricopre un certo ruolo e si hanno determinate responsabilità, forse bisognerebbe rileggere prima di inviare.

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