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Magistratura

Siher oggi dal gip. Le accuse dei pm: “Progetto eversivo contro il governo”

Dal movimento è partito un “tam tam” bellicoso. Ecco l’istigazione aggravata dalle finalità di terrorismo

Youssef Siher

L’avere ideato un progetto «con finalità eversive». È questa l’accusa mossa a Youssef Siher, il trentenne che nascosto dietro la sua tastiera in un appartamento a Corvetto, è stato fermato poco prima di dare le coordinate per le nuove proteste del 24 ottobre ai follower della sua pagina Instagram Movimento 17 ottobre. Nessuno può sapere cosa sarebbe successo il week end appena trascorso se ci fosse riuscito. Forse non sarebbe cambiato nulla: ci sarebbero state le stesse manifestazioni di questi giorni, con tensioni nelle città più «calde». Forse invece sarebbe stato il caos. Ma è bene precisare che è questa la condotta specifica che, al momento, viene contestata al trentenne, giornalista freelance e attivista Propal, dalla pm Francesca Crupi che coordina l’inchiesta della Digos e della Postale. Tredici post in cinque giorni, decine di story e repost da altre pagine: dal profilo «Movimento 17 ottobre» è certamente partito un tam tam social destinato a fare scendere in piazza più persone possibili, con conseguenze imprevedibili. Da questo pulpito virtuale Siher ha prima incitato le masse a radunarsi, poi ad essere «fluide», cioè ad attendere le sue indicazioni prima di raggiungere, solo mezz’ora prima dell’orario prefissato, alcuni luoghi in città. Questo post ha indicato agli inquirenti un cambio di passo, trattandosi di una sorta di auto-proclamazione a leader del nuovo caos.

Questo modus operandi - a parere di chi lo ha fermato con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nei cortei, come si legge anche nel fermo- avrebbe indotto un clima di «terrore» nella popolazione. «Il suo comportamento - scrivono gli inquirenti - ha certamente creato una forte tensione sociale e un reale impatto intimidatorio».

Nella chat Telegram in cui c’era anche un «vademecum» per la rivoluzione «liberamente ispirato al manuale della Rivoluzione egiziana del 2011». Una guida, spiegano gli inquirenti, per «organizzare una mobilitazione collettiva di disobbedienza civile contro il governo Meloni e le sue politiche». A tutto ciò si aggiunge il suo background di attivista, noto almeno dal 2024: Siher aderisce al nucleo milanese dei Giovani Palestinesi in Italia e risulta esserne una delle figure emergente. Oltre ai blog di area, avrebbe contatti con il movimento Bds, il Fronte della Gioventù comunista, varie realtà sindacali, e centri sociali del nord est Italia. La pagina «M1710» è nata la sera del 18 ottobre, al termine di un fine settimana sconcertante per Milano con devastazioni e saccheggi a cui - ricostruiscono gli investigatori - hanno preso parte «gruppi profondamente eterogenei». Siher così come la moglie, una 32enne mediatrice interculturale (indagata a piede libero) non è accusato - viene precisato - di avere una «responsabilità» in quel caos. Oggi o martedì si terrà l’udienza di convalida e se l’impianto accusatorio reggerà resterà in carcere. Nelle indagini andrà anche la eventuali presenza di «strategie di gruppo» con altri protagonisti. La pm ha deciso di fermarlo anche per i contatti con chi potrebbe aiutarlo a fuggire. L’attivismo di Siher per la causa palestinese ha fatto scattare delle verifiche su eventuali legami, se ve ne sono, tra il trentenne e il gruppo di indagati di area islamista, accusati di avere dirottato milioni di euro ad Hamas.