Non è un capopopolo. E nemmeno uno stratega, ci tengono a dirlo in questura. Youssef Siher, 30 anni, ricercatore, italiano di seconda generazione, non disegna piani e non scrive proclami. è però senz’altro un grandissimo esperto di piattaforme online. La macchina del Movimento 17 ottobre, quella che faceva partire in automatico le convocazioni in piazza, girava grazie a lui. Altri avevano la rabbia, lui le password.
Ed è proprio da lì che sono arrivati gli investigatori: Siher era l’amministratore del sito e dei canali del movimento. Il primo segnale, però, veniva da più lontano. Arrivava dai «Servizi», dall’Aisi che lo teneva d’occhio da tempo per altre attività, giudicate fino ad allora non pericolose, «roba da archivio più che da allarme» ci spiegano. Poi il suo lavoro in rete ha cominciato a combaciare con le chiamate anonime che, sabato dopo sabato, riempivano il centro di Milano. E il focus si è stretto tutto su di lui. Si sono mossi Squadra mobile, Digos e Polizia postale, coordinati dalla Procura di Milano. Sabato mattina il suo cellulare era spento, lui irreperibile. Lo hanno rintracciato attraverso il telefono della moglie, al Corvetto, in un appartamento di via Romilli dove si trovava con lei. Fermato e interrogato a lungo, nella notte è finito a San Vittore. Le accuse non sono da poco: istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dall’uso del mezzo informatico. In più c’è la violenza organizzata nelle manifestazioni prevista dal nuovo decreto. Anche Sagia Hammoud, la moglie 32enne, è indagata a piede libero in concorso con lui. Di padre libanese e di madre marocchina, è nata e cresciuta a Como e fa la mediatrice interculturale. Per gli inquirenti i canali Instagram e Telegram li amministravano in due. La rivoluzione come gestione familiare.
Il tempismo dell’operazione dice tutto. Sabato il piano era pronto: concentramento in tre piazzette dietro il Piccolo Teatro, poi tutti verso il Castello. Mancava solo il segnale, atteso per il primo pomeriggio, che non è mai partito. Da quel momento i canali tacciono.
Movimenti orizzontali, spontanei, senza capi: così amano raccontarsi. Poi scopri che la spontaneità aveva un amministratore di sistema. Un tecnico, appunto, non un generale. Uno che sapeva accendere la macchina, non dove portarla.
E infatti nessuno si illude. Uno stratega è difficile da sostituire, un esperto di piattaforme molto meno. «Ne troveranno un altro», è il ragionamento che circola. Ieri, davanti a Cadorna, erano una decina: i gruppi ci sono ancora. Hanno tagliato la testa al drago, ma questo drago, più che di teste, vive di connessioni.
