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Magistratura

Tutta la verità sul miliardo di aumenti per i magistrati

Guerra di cifre sull’adeguamento degli stipendi delle toghe: si tratta di 12mila euro l’anno. I conti eseguiti dal Consiglio di Stato

Effetto referendum, rotolano le teste pure tra le toghe

In un Paese dove anche la matematica è un’opinione, nel pasticcio del «miliardo di euro» ai magistrati hanno tutti ragione. Ai magistrati toccano 12mila euro netti all’anno in più, come dice l’Anm. Ma gli anni sono sei, e la cifra lorda arriva a circa 80mila euro, come aveva ipotizzato il Sole24Ore. Come sappiamo, ci sono tre sentenze - due del Consiglio di Stato dell’anno scorso e una del Tar del 14 agosto - che riscrivono i conti degli aumenti che i magistrati devono ottenere dal 2018 per due trienni fino al 2024 - che hanno costretto l’esecutivo ad accantonare 970 milioni di euro. Il governo aveva calcolato la media ponderata degli aumenti dei dipendenti pubblici, la magistratura ha chiesto ai collegi contabili di rifare i conti, dando loro circa il doppio di quanto aveva stabilito Palazzo Chigi. Facendo due conti della serva, 970 milioni diviso circa 11mila magistrati fa a spanne 80mila euro a testa, in media, che qualcuno arrotonda a 100mila. E la polemica si infiamma. «Non è vero, sono 12mila euro netti a testa», ribattono i magistrati, molti di loro si sono messi a spulciare le buste paga e a ragionare sull’annosa questione lordo/netto. «Forse l’accantonamento considera tutte le magistrature (ordinaria, amministrativa, contabile e tributaria) in regime di diritto pubblico», compresi dunque avvocati dello Stato, professori universitari, personale diplomatico e militari, qualcun altro ipotizza che l’accantonamento consideri anche «pensioni, maggiori contributi da versare e Tfs, l’equivalente del Tfr nel privato. Non è così, dai 970 milioni non ci si schioda. Tanto che il premier Giorgia Meloni sostiene di non voler firmare questo accantonamento, proprio mentre si discute la Finanziaria e tante categorie reclamano maggiore attenzione, qualche magistrato perde la brocca (e la password) e la definisce «nana borgatara», come ha fatto sui social il sostituto procuratore di Roma Alessandro Di Cicco, che poi se la prende con gli hacker (russi?) e cancella il post.

A quanto risulta al Giornale, a fare i conti non è stato il ministero dell’Economia ma è stato il Consiglio di Stato. Che ha calcolato il valore degli aumenti che spetterebbero ai magistrati in automatico, in virtù di una norma del 1981 voluta da Arnaldo Forlani per rafforzare l’indipendenza dei magistrati e risparmiare loro l’onta di contrattare un rinnovo. Andando nel dettaglio, fonte magistratura, gli aumenti oscillerebbero tra i 100 e i 350 euro al mese netti, da moltiplicare per sei anni. «Analizzando la posizione di tutti i magistrati in servizio la media corretta a testa netta è di 11.215 euro», ricorda al Giornale un ex magistrato a riposo. Per l’Anm «al singolo magistrato andrà mediamente una cifra dieci volte inferiore rispetto ai 100mila euro, si tratta di arretrati e non di un aumento di stipendio», ma gli anni sono sempre sei, a regime gli aumenti restano in busta paga. E manca ancora il triennio 2024-2026.

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