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Nazionale

Arrivato regolarmente, studente a Trieste, classe 2003: chi è il nordafricano espulso per terrorismo

Il soggetto ha pubblicato contenuti social relativi alla jihad e all’odio contro l’occidente, accusato di “colonialismo”

Rimpatrio espulsione

Nelle scorse ore il Viminale ha completato le procedure per il rimpatrio di 13 soggetti nordafricani, per lo più gravati da precedenti penali e di polizia. Sono stati accompagnati nei Paesi di origine con un volo charter con il supporto dell’Agenzia Frontex e con il monitoraggio di un rappresentante del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale e da un rappresentante del Fundamental Rights Office di Frontex. Tra loro risulta ci fosse anche un 23enne, classe 2003, di origine magrebina, arrivato in Italia regolarmente con un visto per studiare nelle nostre università.

Durante il periodo di permanenza in Italia aveva preso la residenza a Trieste e a luglio non gli è stato rinnovato il visto per proseguire gli studi nel nostro Paese perché dai social sono emersi contenuti carichi di odio, a carattere islamista e propagandistico del terrore. Ha espresso sentimenti d’odio nei confronti dell’Unione europea e dell’Italia, perché li considera responsabili del colonialismo del mondo arabo: un tema ricorrente nelle seconde generazioni e, in generale, nei giovani immigrati, sostenuto anche dalla sinistra italiana ma, in generale europea, che calca molto la mano sulla necessità del decolonialismo.

Nel profilo social c’era propaganda jihadista del 7 ottobre e anche video delle Brigate Al-Qassam, oltre a un patto di sangue, il giuramento tipico dell’organizzazione che sancisce l’ingresso di un soggetto all’interno del gruppo terroristico. Inoltre, ha condiviso contenuti recanti minacce agli arabi cristiani e minacce al consiglio sicurezza dell’Onu. Pubblicazioni incompatibili con il mondo occidentale che, difatti, ne hanno decretato l’espulsione. Sono sempre più numerosi i soggetti che si rendono responsabili della propaganda jihadista online nel nostro Paese, spesso sono giovani e giovanissimi, ma grazie al costante lavoro fatto dalle forze dell’ordine, che presidiano anche il web e non solo il territorio, episodi di questo tipo vengono individuati spesso prima che possano sfociare in qualcosa di concreto. La propaganda online è diventato uno strumento fortissimo per il terrorismo, che in questo modo riesce ad avvicinare giovani fragili con l’illusione di poter cambiare il mondo, trascinandoli in una spirale di violenza e di distruzione.

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