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Le reazioni

“Dichiariamo guerra”. Dopo il decreto sicurezza gli antagonisti alzano il tiro e si preparano allo scontro

Le nuove misure varate dal governo hanno colpito nel segno e gli antagonisti cercano di aumentare il caos: “Ci vediamo in piazza”

“Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese. Noi dichiariamo guerra a questo presente infame”. Il Movimento 17 ottobre vuole andare allo scontro con lo Stato e non lo nasconde: “Ci vediamo in piazza”. Dopo la comunicazione del nuovo decreto Sicurezza, preparato a fronte degli scontri violentissimi, per cercare di porre un freno alle devastazioni e far sentire la voce dello Stato ai rivoltosi, i vari gruppi dell’antagonismo militante che non erano in piazza con le bandiere ma, evidentemente, erano presenti in forma di singoli, stanno alzando la voce.

“E guerra sia”, scrivono ora nei gruppi ribelli. “Colpo di stato”, si legge ancora, fino ad arrivare all’insulto vero e proprio: “Nana bagascia nazista demmerda, lei e quegli stronzi dei polimerda”. Dalle accuse di “governo fascista” per aver messo un freno alle devastazioni, fino alla sobillazione popolare e dei giovanissimi, è chiaro che dietro vi sia una regia che punta al caos, che ha tutto l’interesse a far piombare l’Italia nel caos alla vigilia della lunga campagna elettorale. “Non ci basta sopravvivere, non ci basta arrivare alla fine del mese, non ci basta studiare per anni nella speranza di un futuro che continua a essere rimandato. Vogliamo prenderci tutto, vogliamo una vita bella e vogliamo organizzarci per andarcela a prendere. Vogliamo occupare le nostre università, riprenderci i nostri spazi e trasformarli in presidi di organizzazione, socialità e lotta”, è il manifesto del C.U.A., il collettivo universitario antagonista di Bologna.

I giovani e i giovanissimi, soprattutto quelli di seconda generazione, sono strumenti in mano a burattinai, carne da macello utile per il raggiungimento di uno scopo che loro, con le pietre e le armi improprie, contribuiscono ad avvicinare senza capirne davvero la portata. Ma a mobilitarsi ora è anche il fronte dei portuali di Ravenna, già attivi nelle diverse proteste contro il Governo e presunti carichi di armi da e per Israele: “Il 30 ottobre è sciopero generale e sciopero internazionale dei porti. Con i portuali di tutto il mondo contro guerra, riarmo, e genocidio”. Una chiamata alla rivoluzione che ha il solo scopo di paralizzare l’intero paese.

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