Fedez contro tutti. Mentre i colleghi della scena rap italiana fanno a gara per solidarizzare con i manifestanti, tra giustificazioni della violenza e proclami contro il sistema, il rapper di Rozzano rompe il coro e mette nel mirino l’ipocrisia degli artisti milionari che applaudono alla rivolta. Gente che predica la ribellione, ma poi frequenta i salotti del potere, sfila sulle passerelle della moda e ostenta ricchezze sui social. E il suo affondo è di quelli pesanti: “Non credete ai proclami, non credete agli artisti ricchi che vi sostengono, non c’è nessun noi”.
La polemica è esplosa dopo i disordini degli ultimi giorni a Milano. Diversi protagonisti della scena rap hanno preso posizione a favore delle proteste. Ghali ha invitato i giovani a continuare a lottare per ciò in cui credono, mentre Marracash si è spinto decisamente oltre: “Con le buone non cambi le cose. Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio”. E a chi lo ha accusato di legittimare la violenza ha risposto senza mezzi termini: “Cambiate artista”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Artie 5ive, che ha invitato a riflettere sulle responsabilità della società, e Sayf, arrivato ad accusare le istituzioni di infiltrarsi nelle manifestazioni per renderle violente.
A smontare la retorica dei colleghi ecco Fedez. Il primo bersaglio è Marracash, al quale ha rimproverato – pur senza citarlo direttamente – di essersi fatto fotografare con Beppe Sala alla Prima della Scala e di sostenere oggi la rivolta: “Sento dire che è giusto sfondare le vetrine da qualcuno che, alla Prima della Scala, si è fatto fotografare con Beppe Sala e mi vengono dei dubbi. Perché non hai ca**to in mezzo al palco mentre eri lì? Perché hai accettato di addomesticarti in quel momento? Perché era opportuno farlo, lo capisco. E ora perché sostieni il saccheggio? Perché oggi è opportuno fare questo. Questo lo capisco di meno”.
Ma non è tutto. Anzi, ha rincarato la dose rivolgendosi direttamente ai ragazzi scesi in piazza: “Ora il trend è solidarizzare, domani sarà l’ennesimo testo in cui vi racconteranno quant’è bello essere ricchi dopo essere stati poveri, così che ve lo ricordiate bene, che loro non sono più come voi”. Il messaggio è chiarissimo: attenzione ai milionari che giocano a fare i rivoluzionari sulla pelle degli altri.
E c’è spazio anche per una stoccata che sembra indirizzata a Ghali: “Alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton”. Fedez, peraltro, non si è auto-assolto, riconoscendo di aver contribuito anche lui a promuovere l’ostentazione della ricchezza: “A promuovere quell’idea di vita e di successo ci siamo noi. Siamo noi che andiamo alle sfilate, postiamo gli orologi di lusso, i viaggi e i vestiti. Ci sentiamo di rivendicare con orgoglio quello che abbiamo ottenuto e ve lo dice uno che in vetrina ci ha messo anche più del lusso”.
Resta il cortocircuito di una certa scena rap, pronta a cavalcare la rabbia delle piazze senza rinunciare a un solo privilegio. Rivoluzionari a parole, milionari nei fatti. E stavolta a mettere a nudo la contraddizione non è qualche politico di destra, ma uno che quel mondo lo conosce fin troppo bene.
