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Nazionale

“Siamo stati noi a far saltare le chat dei violenti”

Il sito di hacker Der Einzige che ha rivelato nomi e numeri di chi gestiva le chat si prende i meriti del cambio di strategia della rivolta e cita il Giornale: “Dopo la pubblicazione dei nomi in molti hanno abbandonato le piattaforme”

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Il Giornale era sulla pista giusta quando ha pubblicato - in esclusiva - l’elenco degli admin delle chat Telegram legate al Movimento 17 Ottobre, scoperte da un gruppo di hacker etici dal nome tedesco Der Einzige ma italianissimi. Dopo la rivelazione infatti, commenta sulla sua chat l’ideatore del gruppo di hacker Einzige, «il movimento ha “cambiato strategia” e hanno annullato tutte le piazze, come si può riportare dal comunicato che è nel loro sito e riportato anche dal mio canale». Nell’elenco anticipato dal Giornale figuravano nomi, nickname e numeri di telefono di persone che, contattate, hanno negato di aver avuto alcun ruolo nella gestione della chat. «La lista degli amministratori risulta essere nascosta, quindi ci siamo basati sui privilegi accordati ad alcuni utenti. E ribadisco, ancora una volta, che gente come quella che aveva intenzione di fare proteste violente non autorizzate sicuramente non ti viene a dire “sì, sono admin, mi hanno beccato”», scrive il gestore della pagina Telegram Der Einzige, citando il pezzo del Giornale. «La cosa più normale quando una persona viene doxxata (rintracciata tramite fonti di open source intelligence, ndr) è negare l’evidenza e parlare di querele, quando esporre dei dati pubblici e non informazioni sensibili come conti correnti, tessere sanitarie etc. Non è reato. Se gli utenti in questione non sono amministratori della chat potevano dimostrarlo semplicemente scrivendo nel gruppo e facendo vedere che vicino al loro messaggio non compare la dicitura “admin”». Il capo degli hacker, anche lui italiano, ha chiesto al Giornale di fare alcune precisazioni: «Il russo risulta non più admin del canale. Durante le prime fasi del gruppo ottenne permessi da amministratori per un tempo limitato per aggiungere altri utenti», scrive a proposito di A.L., l’utente straniero che si è negato al telefono e che ci ha scritto via whatsapp dicendosi «sorpreso» per le rivelazioni di Einzige. «Non siamo hacker ma doxxer. Sono 2 cose diverse: gli hacker violano sistemi informatici e agiscono in modo (a volte) illegale. Noi usiamo strumenti Osint (Open source intelligence, ndr) e raccogliamo dati pubblici in maniera totalmente legale. La mia lista include coloro che al momento dello script avevano i privilegi di amministratore, potrebbero anche essere utenti che non organizzano le proteste, ma che si limitano a gestire il gruppo online. In ogni caso si tratta di persone che sono state in contatto con gli organizzatori e che hanno in qualche modo avuto i permessi speciali da questi. Quindi sono comunque una via di accesso a chi organizza». Sta di fatto che, gongolano, «diversi utenti dopo la pubblicazione della lista hanno abbandonato il ruolo di amministratore».

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