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Parlamento

“Il quinto fondatore non doveva figurare”. Vannacci, il mistero e il richiamo a Mosca

Norberto De Angelis racconta a Robby Giusti le origini del “Mondo al contrario” e attacca: “È nato e cresciuto per essere un guastatore”

Robby Giusti da Norberto De Angelis

Un quinto fondatore che “non doveva figurare da nessuna parte” e una conoscenza risalente “già ai tempi di Mosca”. È il passaggio più delicato dell’intervista concessa a Robby Giusti da Norberto De Angelis, amico di lunga data di Roberto Vannacci e tra i promotori dell’associazione “Il mondo al contrario”. Un racconto che solleva interrogativi sulle origini del sodalizio e si accompagna a un giudizio durissimo sulle persone che oggi circondano il generale: “I veri amici del cuore li ha persi”. Al loro posto, accusa De Angelis, sarebbero arrivati i “nuovi yesman”.

Per ricostruire la vicenda, l’intervistato torna ai giorni successivi alla pubblicazione del libro che ha portato Vannacci alla ribalta. Secondo la sua versione, fu proprio il generale a cercarlo per chiedergli una mano: “Roberto mi contattò dalla Sardegna, era preoccupato e mi chiese aiuto per creargli una rete mediatica”. De Angelis racconta di essersi quindi rivolto a Fabio Filomeni. Da quei contatti sarebbe nata l’associazione: lui, Filomeni e altre tre persone.

Cinque fondatori, dunque. Ma nel racconto di De Angelis uno avrebbe dovuto mantenere una posizione diversa dagli altri. “Il quinto non doveva figurare da nessuna parte”, afferma. E aggiunge la spiegazione destinata a richiamare l’attenzione del conduttore: “Perché conosceva Roberto anche già dai tempi di Mosca”.

Un’affermazione sulla quale Giusti pone l’accento, chiedendo perché uno dei fondatori di un movimento italiano non dovesse risultare. E soprattutto quale fosse il significato del riferimento a Mosca. Domande che restano senza una risposta chiarificatrice. “Norberto a questa domanda non ci ha risposto”, precisa l’editore e opinionista politico. De Angelis non fa il nome della persona in questione e non spiega quale rapporto la legasse a Vannacci. Non chiarisce nemmeno in che senso non dovesse “figurare”. Resta però la dichiarazione di un uomo che rivendica un ruolo diretto nella nascita del sodalizio: tra i cinque promotori, sostiene, ce n’era uno che doveva restare fuori dai riflettori e che conosceva il generale dai tempi di Mosca.

Un altro passaggio riguarda il ruolo di Vannacci negli equilibri del centrodestra. Giusti chiede esplicitamente se il generale abbia l’obiettivo di indebolire l’attuale governo e sottrarre voti a Giorgia Meloni. De Angelis premette: “Io e lui non abbiamo mai parlato di dinamiche politiche”. Poi, però, aggiunge una considerazione tutt’altro che rassicurante per gli aspiranti alleati: “Ma conoscendolo, lui è nato e cresciuto per essere un guastatore”. Una risposta che non conferma l’esistenza di un piano contro l’esecutivo, ma suggerisce la lettura dell’ex amico: il generale come elemento di disturbo.

Sul rapporto con la Lega, De Angelis descrive un uomo abituato a preparare le proprie mosse: “Quando Roberto fa una scelta l’ha già ragionata molto tempo prima”. Pur precisando di non aver quasi mai discusso con lui di questioni politiche, gli attribuisce una frase significativa: “Io vannaccizzerò la Lega”. E commenta: “E c’è riuscito bene”.

Il racconto si allarga poi all’ambiente che circonda Vannacci. Giusti domanda se sia davvero il generale a tenere le redini di Futuro Nazionale oppure se all’interno del partito ci sia qualcun altro a gestire le scelte. De Angelis non indica un regista occulto, ricorda piuttosto l’abitudine al comando dell’ex amico: “Raramente si fa influenzare dai consigli di altre persone”. Subito dopo però introduce una distinzione: in politica Vannacci è entrato da poco, ancora non ne conosce bene le dinamiche e a suo giudizio si fa consigliare.

È a questo punto che arriva l’affondo sulla cerchia del generale. De Angelis richiama il “gruppo toscano” e descrive un progressivo allontanamento dalle amicizie storiche: “I veri amici del cuore li ha persi”. Quindi la stoccata: “Adesso ha tutti i suoi nuovi yesman”. È il ritratto, offerto dall’ex sodale, di un ambiente nel quale la vicinanza al leader avrebbe preso il posto della franchezza dei vecchi rapporti.

Anche la gestione dell’immagine pubblica entra nel racconto. De Angelis rivendica il lavoro svolto al fianco di Vannacci e sostiene che fosse il generale ad avere bisogno di lui: “Gli pulivo l’immagine”. Una frase che si lega alla ricostruzione della prima rete mediatica e al sostegno prestato quando il caso del libro cominciò a crescere. Oggi, invece, l’intervistato accusa Vannacci di non aver mantenuto le promesse e di avergli raccontato bugie. Quanto agli obiettivi personali, il giudizio è altrettanto polemico: “Non ha uno spiccato lato umano, anzi. Credo proprio che il suo obiettivo di potere, soldi, successo e tanti nuovi amici lo abbia già raggiunto”.

La rottura dell’amicizia fa da sfondo all’intervista e ne spiega il tono amaro. “Non mi fido più di lui”, conclude De Angelis. Un dispiacere palpabile, come confermato da Giusti ai nostri microfoni: “Ci siamo sentiti diverse volte. Una cosa che ho notato parlando con De Angelis – che è una brava persona, va detto: non ha secondi fini e non è un estremista, anzi – è che sembra aver paura di ripercussioni legali”. Un rammarico forse legato alla frattura – più personale che politica – e dunque difficile da contenere.

Dai misteri alle ambizioni, i temi sull’ascesa del generale non mancano. Resta soprattutto da chiarire il passaggio sul quinto fondatore: chi fosse, perché non dovesse comparire e che cosa significasse, in quella vicenda, il richiamo a Mosca.

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