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Politica estera

Brasile, chi è Cristiano Zanin: il giudice di Lula che ha prolungato il voto

Da avvocato personale del presidente a giudice della Corte Suprema, Cristiano Zanin è diventato uno dei protagonisti del ballottaggio più controverso degli ultimi anni

In Brasile, nel giorno in cui milioni di cittadini sono stati chiamati a scegliere il prossimo presidente, a conquistare improvvisamente il centro della scena non è stato uno dei due candidati, ma un giudice. Cristiano Zanin Martins, 50 anni, siede dal 2023 nel Supremo Tribunal Federal (STF), la massima corte brasiliana, e per anni è stato l’avvocato di fiducia di Luiz Inácio Lula da Silva. Ieri, con una decisione arrivata a pochi minuti dalla chiusura prevista dei seggi, ha disposto il prolungamento delle operazioni elettorali di due ore, dalle 17.00 alle 19.00, in tutto il Paese.

Una scelta eccezionale, maturata in seguito alle segnalazioni di difficoltà nei trasporti pubblici e alle richieste presentate dalle campagne dei due candidati. Il provvedimento ha costretto il Tribunale superiore elettorale (TSE) a interrompere temporaneamente lo scrutinio, già avviato, provocando confusione in alcuni seggi e alimentando un’immediata polemica politica.

A rendere ancora più delicata la vicenda è soprattutto la biografia del magistrato. Zanin non è un giudice qualsiasi: è l’uomo che ha difeso Lula negli anni più difficili della sua carriera politica, quando l’ex presidente era travolto dalle inchieste sulla corruzione, e che proprio Lula ha successivamente scelto per occupare uno dei posti più prestigiosi della magistratura brasiliana.

Nato il 15 novembre 1975 a Piracicaba, nello Stato di San Paolo, Zanin si è laureato in Giurisprudenza alla Pontificia Università Cattolica di San Paolo nel 1999. Prima di diventare uno dei nomi più riconoscibili della giustizia brasiliana, ha costruito la propria carriera nell’avvocatura, occupandosi soprattutto di diritto processuale, controversie commerciali e complesse vicende societarie.

La svolta professionale è arrivata con la difesa di Lula nelle inchieste dell’operazione Lava Jato, la vasta indagine anticorruzione che ha coinvolto politici, dirigenti e grandi imprese brasiliane. Zanin è diventato uno dei principali protagonisti della strategia legale di Lula, contestando la regolarità dei procedimenti e sostenendo che l’azione giudiziaria nei suoi confronti fosse stata utilizzata anche per escluderlo dalla competizione politica.

La battaglia si è sviluppata nelle aule dei tribunali brasiliani, ma anche sul piano internazionale. Zanin ha contribuito a portare il caso davanti al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite, che nel 2022 ha riconosciuto violazioni dei diritti di Lula nell’ambito dei procedimenti che avevano inciso anche sulla sua partecipazione alle elezioni del 2018.

Quando Lula è tornato alla presidenza, nel gennaio 2023, il rapporto professionale tra i due si è trasformato in una questione istituzionale. Il capo dello Stato ha indicato Zanin per il seggio lasciato libero dal pensionamento del giudice Ricardo Lewandowski. Dopo l’approvazione del Senato, il magistrato ha assunto ufficialmente l’incarico.

Il sistema brasiliano attribuisce al presidente della Repubblica il potere di nominare i giudici del Supremo, previa approvazione del Senato. La designazione di Zanin è stata effettuata attraverso la procedura costituzionale prevista, ma la sua vicinanza professionale a Lula ha continuato a rappresentare un elemento politicamente sensibile.

La scorsa sera, il giudice ha disposto la proroga delle operazioni di voto sull’intero territorio nazionale dopo che erano emerse segnalazioni di disservizi nei trasporti pubblici, potenzialmente in grado di ostacolare l’accesso alle urne. La campagna di Lula aveva denunciato problemi nei collegamenti con i seggi a San Paolo e Salvador, mentre quella di Bolsonaro aveva chiesto un’estensione del voto per le forti piogge nel sud del Paese, un’area elettoralmente favorevole al candidato conservatore. La decisione è arrivata però quando mancavano appena tre minuti alla chiusura ordinaria dei seggi.

Diversi parlamentari dell’opposizione hanno annunciato l’intenzione di chiedere l’impeachment del giudice, contestando sia la competenza a intervenire sulle operazioni elettorali sia il suo precedente rapporto professionale con Lula. Marcel van Hattem, del partito Novo, ha dichiarato di aver preparato una richiesta di rimozione del magistrato, sostenendo che Zanin abbia agito oltre i limiti delle proprie attribuzioni. Anche il senatore Jorge Seif, del Partito Liberale, ha annunciato un’iniziativa analoga. Rogério Marinho, leader dell’opposizione al Senato e coordinatore della campagna di Bolsonaro, ha definito intempestivo l’intervento, accusando il provvedimento di aver creato confusione nel processo elettorale.

In Brasile, la competenza a esaminare eventuali richieste di impeachment dei giudici del Supremo spetta al Senato federale. Ma perché la procedura possa avanzare, occorre il via libera della presidenza dell’assemblea. Con la vittoria di Lula arrivata nella tarda serata brasiliana c’è da aspettarsi che questa vicenda non finisca qui.

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