Una fuga di ottomila chilometri dal Brasile agli Stati Uniti e un mistero destinato a rimanere tale. Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente brasiliano Jair e candidato sconfitto alle ultime elezioni presidenziali, ha raccontato per la prima volta i retroscena della sua rocambolesca partenza dal Brasile. E lo ha fatto con una dichiarazione che sembra uscita da un film di spionaggio: “Ho fatto tutto io. Non ho ricevuto assolutamente alcun aiuto, da nessun governo”. Quanto ai dettagli dell’operazione, nessuna intenzione di rivelarli: “Come sono arrivato fin qui è un segreto che porterò con me nella tomba”.
Le parole sono arrivate nel corso di una lunga intervista al New York Times, la prima dopo il suo arrivo a Miami lo scorso 28 ottobre, appena tre giorni dopo la sconfitta elettorale contro Lula. Secondo il racconto del senatore, la decisione di lasciare il Paese sarebbe maturata improvvisamente, quando la polizia federale gli ha intimato di consegnare i passaporti. Flavio aveva appena fatto visita al padre, agli arresti domiciliari. Ed è stato proprio Jair Bolsonaro - secondo la ricostruzione del figlio - a metterlo in guardia: “Mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: ‘Sai già dove vogliono arrivare con questa storia, vero?’”. La risposta sarebbe stata altrettanto eloquente: “Papà, lo so già. E sono pronto, so quello che devo fare. Poi mi sono voltato e me ne sono andato”
Da quel momento sarebbe cominciata l’organizzazione della fuga, pianificata insieme alla moglie Fernanda. Almeno questa è la versione fornita dal diretto interessato, che nega qualsiasi coinvolgimento dei governi stranieri. Bolsonaro ha spiegato di sapere di poter contare su alcuni amici all’estero, ma ha ridimensionato il loro eventuale contributo: “Forse c’è stato qualcuno che mi ha incoraggiato, ma niente di più”. Il senatore ha inoltre assicurato di non aver discusso con il padre di alcun piano per lasciare il Brasile. Poche ore dopo aver ricevuto l’ordine di consegnare i documenti, aveva persino pubblicato un video sui social nel quale escludeva una partenza dal Paese. Poi la scomparsa e - circa 42 ore più tardi - la ricomparsa a Miami.
Sul versante giudiziario, il figlio dell’ex presidente risulta coinvolto in tre indagini della Corte Suprema brasiliana, tra sospetti di irregolarità nel finanziamento del film Dark Horse e accertamenti riguardanti presunti episodi di riciclaggio ed evasione di capitali. Flavio non è stato formalmente incriminato per alcun reato, ma teme di fare la stessa fine del padre. “So già che l’esito finale sarà la mia incarcerazione”, ha dichiarato, accusando la magistratura brasiliana di agire per motivazioni politiche e puntando il dito in particolare contro il giudice Alexandre de Moraes.
Non manca poi il capitolo elettorale. Bolsonaro continua a contestare la vittoria di Lula, sostenendo che il risultato sarebbe stato “matematicamente impossibile”.Lula ha prevalso con un margine di 4,4 milioni di voti, mentre la controversa proroga delle operazioni di voto, contestata da Flavio, ha riguardato appena 34 mila schede. “Ho perso contro il sistema”, insiste il senatore, intenzionato a presentare comunque un ricorso giudiziario.
Intanto la famiglia Bolsonaro prova a ricostruirsi una vita negli Stati Uniti. Flavio ha ringraziato Donald Trump per l’accoglienza e spera di incontrarlo presto, nonostante il presidente americano abbia escluso appuntamenti già programmati. L’esilio, però, potrebbe non essere definitivo. “Se ci saranno nuove elezioni, ovviamente mi ricandiderò”, ha assicurato. Per il momento resta in America. E il segreto della sua fuga, almeno per ora, rimane custodito gelosamente.
