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Politica

Ora la Cgil va contro l’Esercito e chiede alle scuole la “disobbedienza” contro gli incontri con i militari

Le conferenze di presentazione delle proposte formative e lavorative dell’Esercito italiano nelle scuole superiori sono finite nel mirino del sindacato che insegue gli umori della piazza

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immagine di repertorio

Nuovo scavallamento politico della Flc-Cgil che, per seguire gli umori delle piazze più rumorose (e mantenere il consenso) avanza nella polemica come se fosse un qualunque partito antimilitarista di sinistra. A Bologna ha chiamato le scuole alla “disobbedienza” contro le conferenze di orientamento del Comando militare esercito nelle scuole dell’Emilia-Romagna per dare maggiore spazio “a percorsi di educazione alla pace, alla cooperazione e alla cittadinanza democratica”. Il sindacato di Maurizio Landini si è appellato all’Ufficio regionale scolastico per ”interrompere la convenzione”, come rivelato dal Resto del Carlino.

L’Esercito italiano è riconosciuto a livello mondiale per le sue operazioni di peacekeeping nelle zone più a rischio del pianeta: i soldati italiani sono delle eccellenze nelle missioni di pace in cui vengono chiamati e addestrano anche gli altri eserciti per garantire la stabilità nelle parti del mondo meno sicure. Bisogna partire da questo presupposto per rendersi conto che la polemica sindacale della Flc-Cgil serve solo per propaganda. Tutto nasce perché, anche quest’anno, l’Esercito ha portato nelle prime classe degli istituti superiori la proposta didattica delle scuole militari di Milano e di Napoli, istituti superiori di comprovata validità, con programmi statali orientati alla formazione dei futuri ufficiali dell’Esercito. Alle ultime due classi, invece, è stata presentata la proposta dell’accademia militare, istituto di formazione d’eccellenza riconosciuto a livello internazionale, dal quale escono ogni anno gli ufficiali destinati alle diverse mansioni. Come ogni anno è stata fatta una panoramica completa anche con le scuole per sottufficiali e con tutte le possibilità di impiego che offre l’Esercito.

“La scuola educa alla pace, non prepara alla guerra: non condividiamo che la scuola pubblica venga utilizzata per promuovere le carriere militari e il reclutamento dei giovani a partire già dalle prime classi”, hanno dichiarato dalla Cgil, secondo la quale si applica la “censura” verso “chi tratta temi scottanti e di grande attualità come per esempio quanto sta avvenendo in Palestina, si denunciano gli insegnanti che invitano Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi e si vorrebbe imporre pure il contraddittorio quando si parla di Resistenza”.

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