La telefonata arrivava la domenica mattina. Dall’altra parte c’era lo zio Gino, che alla fine chiedeva sempre a Camilla Lunelli quando sarebbe tornata. Lei era in Africa, impegnata nella cooperazione internazionale, e rimandava la risposta. Poi in Ferrari si liberò il posto di responsabile della comunicazione. La proposta dello zio diede una destinazione concreta al richiamo di casa: nel 2004 Camilla tornò in Trentino.
È una delle vicende che attraversano «Un’arte di famiglia», il suo libro uscito il 6 ottobre per Sperling & Kupfer: 256 pagine, 19,90 euro. Il sottotitolo, «Storia di un sogno diventato il brindisi italiano per eccellenza», annuncia il versante aziendale. Ma per arrivare alle bollicine il racconto passa dal Niger e dall’Uganda, dove l’autrice ha trascorso quasi tre anni, prima con le Nazioni Unite e poi con una ong.
Laureata in Economia alla Bocconi, con esperienze professionali a Parigi, New York e Milano, Lunelli partì per il Niger nei giorni successivi all’11 settembre 2001. Lavorò a progetti di reinserimento degli ex ribelli; in Uganda si occupò di aiuti d’emergenza, in un paese segnato dalla guerra. Tra i ricordi ci sono i bambini che raggiungevano gli ospedali per passarvi la notte al riparo dai rapimenti. Un apprendistato che avrebbe cambiato il suo modo di stabilire le priorità, anche una volta rientrata in azienda.
Oggi Camilla è direttrice della comunicazione e delle relazioni esterne del Gruppo Lunelli e vicepresidente di Ferrari Trento. Con il fratello Alessandro e i cugini Matteo e Marcello rappresenta la terza generazione della famiglia. Il libro intreccia quel ruolo con l’infanzia, il matrimonio, la maternità: tredici capitoli, tre dei quali più strettamente personali. Alla sua origine c’è anche la digitalizzazione dell’archivio storico, che ha permesso di affiancare documenti e testimonianze ai racconti ascoltati dal padre e dagli zii.
La storia della cantina comincia però con un altro cognome. Nel 1902 Giulio Ferrari avvia a Trento una produzione di spumanti con l’ambizione di misurarsi con lo champagne, puntando sullo chardonnay e sulla vocazione dei vigneti di montagna. Nel 1952, senza figli cui affidare l’attività, sceglie come successore Bruno Lunelli, commerciante di vini e nonno di Camilla. L’azienda produce allora novemila bottiglie l’anno. Bruno la compra indebitandosi: il patrimonio da trasmettere ai cinque figli comprende dunque anche una rispettabile collezione di cambiali.
A far crescere la cantina saranno poi Franco, Gino e Mauro, padre dell’autrice. È la generazione delle etichette Perlé, Rosé e Giulio Ferrari Riserva del Fondatore. Nel 1981 la produzione raggiunge il milione di bottiglie. La terza generazione si trova a gestire un gruppo che, accanto a Ferrari, comprende l’acqua Surgiva, le grappe Segnana, le Tenute Lunelli, il Prosecco Superiore Bisol1542 e Tassoni. Il tema dell’eredità diventa così anche una questione di incarichi, competenze e rapporti tra parenti, regolati da patti di famiglia.
I proventi dei diritti d’autore saranno devoluti a Save the Children. Dopo Milano e Trento, le prossime presentazioni sono il 23 ottobre a Eataly Roma e il 7 novembre a Merano, all’Hotel Therme.
