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Ti devi vergognare, il delirio di Massimo Giannini e i maranza: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: la signora che voleva “sparare a vista” e i manganelli

Milano
Negozi chiusi e vetrine rotte a Milano dopo le giornate di saccheggi lungo le vie del centro storico (Ansa)

Il Corriere analizza le “ragioni economiche della protesta”. Sì, certo. Me li immagino i maranza di questi giorni, con l’iPhone e i cappellini Gucci, discutere del tasso di crescita dei patrimoni nell’area Ocse.

Una signora passa a Milano di fronte al tumulto delle devastazioni e dice agli agenti: “Dovete sparargli a vista a ‘sta gentaglia”. Troppo? Sì. Comprensibile? Certo, e molto più dei giovani svogliati che la domenica pomeriggio partono dalla periferia meneghina e vanno in centro a saccheggiare i negozi. Nel video della signora vedo l’esasperazione di chi chiede solo di vivere una vita in tranquillità. Nelle orde fameliche di invasati noto invece solo una logica di branco, distruttiva e violenta. Non ho dubbi su chi solidarizzare.

A Milano i maranza assaltano un supermercato e il povero dipendente, penso un buttafuori, nero, cerca di respingerli? Beh: lo hanno preso a mazzate. Ecco spiegata la differenza tra l’immigrazione sana (il lavoratore) e l’immigrazione dei diritti (i maranza di seconda generazione). Io faccio il tifo per la prima e schifo la seconda.

Secondo Massimo Giannini, il disagio sociale, i troppi social e la mancanza di integrazione dei ragazzini delle periferie sarebbero alla base delle azioni violente di questi giorni. E “se questa è la realtà”, allora “in qualche modo, da qualche parte, questo sfogo ci deve essere”. Ci deve essere? Amico mio, vergognati un po’. Sai quanti padri di famiglia faticano ad arrivare a fine mese ma non vanno a spaccare nulla? Sai quanti ragazzini vivono disagi personali, ma li elaborano senza devastare tutto? Lo sai che i nostri nonni, ma forse anche qualche padre, a 14 anni andavano a lavorare e si spaccavano la schiena per 40 anni senza rompere nulla? Non c’è nessun “disagio sociale” in chi assalta un negozio per rubare Rolex. Non c’è nessuna deriva da social. Parliamo di ragazzini a cui non è stato insegnato bene il rispetto del prossimo e della proprietà altrui, gente convinta di poter fare come crede e che - vedrete - nemmeno in questo caso, come in passato, pagherà per le proprie azioni.

Mi fa ridere che la gente chieda “più investimenti nella scuola” anziché in armi, pensando magari di educare così i vandali di questo fine settimana. Balle. L’Italia spende circa 57,5 miliardi all’anno per la scuola, vale a dire circa 8.200 euro per studente all’anno. Esclusa l’università. E quanto altro volete spendere? 100 miliardi? E soprattutto: per fare cosa? Gli istituti sono stracolmi di professori e maestri, pagati male e fatti lavorare meno di quanto potrebbero. In cosa spendereste altri 50 miliardi? Per fare corsi di educazione affettiva? Per costruire nuove palestre o acquistare strumenti migliori? Inutile, visto che proprio durante le proteste li hanno devastati. Non dobbiamo spendere “di più”. Dobbiamo smettere di considerare la scuola il luogo dove i ragazzi vanno “accolti”, “capiti” e “coccolati”. La scuola deve tornare a essere selettiva, meritocratica, capace di bocciare i fannulloni e stroncare sul nascere le velleità di chi pensa di arrivare al diploma senza fare un corno.

Ah sì. Investiamo nella scuola, poi ci ritroviamo col dottorando (dottorando!) convinto che fare il poliziotto sia un lavoro da “figli di p***” e che un agente o si piglia in testa un estintore oppure cambia mestiere. Signori, questo a cui paghiamo (immagino) una borsa di dottorato ha fatto le elementari, le medie, le superiori, si è laureato alla triennale e pure alla magistrale, poi ha intrapreso il percorso post universitario. Eppure ragiona come un maranza. Davvero pensate che “più investimenti per la scuola” risolvano il problema?

Ho visto questo video di un giornalista che, mentre riprende l’arresto di un ragazzino a Milano, urla idiozie tipo “gli state facendo male”, “non c’entra nulla”, eccetera eccetera eccetera. Io ci sono stato, da cronista, in mezzo a quei cortei. E so bene che il 90% di chi ha una telecamera in mano solidarizza coi violenti e non aspetta altro che documentare una manganellata un po’ più forte di quanto ritenga lecito. Ecco, tra tutti mi fanno schifo anche loro.

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