Caro Vittorio,
non ho mai fumato ma debbo ammettere che stamane, in una tabaccheria per comprare tutt’altro, me ne sono dispiaciuto. Ho incrociato lo sguardo di una ragazza che dimostrava meno dei suoi probabili vent’anni e che proponeva assaggi di sigarette elettroniche. Non so bene cosa mi abbia colpito in lei. So solo che mi sono ritrovato a riflettere su cosa significhi entrare nel mondo del lavoro per un giovane d’oggi. Soprattutto se donna. Ed è scontato lo stridente raffronto con le immagini che tanti giovani hanno dato il peggio di loro nei giorni scorsi. Non tutti i giovani sono uguali come non lo sono tutti i lavori. Ma tutti hanno la loro dignità e dovrebbe essere riconosciuta dal punto di vista economico. Non posso negare di aver provato un’affettuosa stretta al cuore per aver incontrato in quella giovane quello che, riprendendo una frase di Luigi Pirandello, mi è apparso essere, con la sua rispettosa timidezza, un volto tra tante maschere.
Mario Taliani
Caro Mario, lei entra in tabaccheria per comprare tutt’altro e ne esce con una crisi esistenziale. Senza neppure accendersi una sigaretta. Una prestazione notevole, considerato che oggi c’è gente che fuma tre pacchetti al giorno senza riuscire ad accendere nemmeno un pensiero. Ha visto una ragazza, poco più che ventenne, intenta a vendere sigarette elettroniche, e ci ha trovato dentro un romanzo sociale. Non è escluso che abbia ragione. La gioventù è diventata una categoria dello spirito: quando lavora è invisibile, quando delinque finisce in prima pagina. Se un ragazzo spacca una vetrina, arrivano telecamere, psicologi e sociologi. Se una ragazza passa otto ore dietro un bancone, al massimo le chiedono se ha la tessera punti. Eppure il lavoro è lavoro. La dignità non è un profumo da spruzzarsi addosso quando si va in ufficio. È una faccenda concreta, possibilmente accompagnata da uno stipendio che consenta di arrivare a fine mese senza chiedere la carità ai genitori. Quanto alle donne, poi, siamo bravissimi a celebrarle nei convegni e assai meno generosi quando c’è da pagarle. La retorica costa poco, gli aumenti, invece, mandano in crisi persino i filantropi. Lei ha visto un volto tra tante maschere, citando Pirandello. Io aggiungerei che le maschere abbondano fra gli adulti che dispensano lezioni ai giovani dopo avergli apparecchiato un futuro da precari. Quella ragazza stava lavorando. Senza indignazioni in saldo, senza pretendere un premio per la propria esistenza. E forse è proprio questo a commuoverci: il sospetto che, in un Paese dove tutti vogliono apparire, ci sia ancora qualcuno disposto semplicemente a fare. Sarebbe già una rivoluzione. E non servirebbe neppure la sigaretta elettronica per darle fuoco.
