Caro direttore Feltri,
leggo che il Primo ministro britannico Andy Burnham vuole proporre un referendum per l’ingresso del Regno Unito nella Ue. Non capisco il perché. La presidente della Commissione europea, al secolo Ursula Gertrud von der Leyen, ha creato danni enormi alle nazioni europee, lo ha fatto inseguendo l’ideologia ecogreen e preoccupandosi non di trovare una soluzione alla guerra in Ucraina, che si sta combattendo sul suolo europeo, bensì dando la precedenza a questioni fondamentali come la curvatura dei cetriolini. Per porre fine alla guerra in Ucraina stanno lavorando Putin, Zelensky e Trump: della nostra Ursula non c’è traccia. Qualcuno mi spiega quale attrattiva può avere la Ue?
Roberto Bellia
Caro Roberto,
la Ue è un prodigio: riesce a trasformare un continente ricco in una sala d’attesa. Gli inglesi se ne sono andati e adesso qualcuno
vorrebbe tornare. Evidentemente la nostalgia è una malattia che colpisce anche chi ha votato per guarirne. Quanto a Ursula, ha un talento straordinario: riesce a far sembrare una potenza mondiale un condominio amministrato male. Sull’ecologia siamo al capolavoro: noi chiudiamo le fabbriche per salvare il pianeta, mentre gli altri producono ciò che noi non produciamo più. Una strategia geniale, purché l’obiettivo sia diventare poveri con la coscienza pulita. L’Europa è diventata quel ristorante in cui i clienti pagano un conto salatissimo, il cuoco brucia la cucina e il direttore di sala pretende pure i complimenti per la qualità del servizio. E i cetriolini? Lasciamoli pure curvare come la politica europea, che almeno non richiedono una direttiva per ogni piega. Sull’Ucraina, poi, l’Europa dovrebbe avere voce in capitolo: la guerra è alle sue porte, mica su Marte. Invece spesso sembra invitata al tavolo delle trattative soltanto per servire il caffè. Naturalmente Bruxelles non è inutile: il mercato comune, la cooperazione e la libertà di movimento sono conquiste importanti. Ma tra cooperare e complicare la vita esiste una differenza che qualche burocrate dovrebbe imparare. Il problema non è l’Europa: è un’Europa che confonde il potere con la burocrazia e la leadership con una conferenza stampa. Gli inglesi, dunque, facciano pure i loro calcoli. Ma attenzione: rientrare in casa è una cosa, riaffidare le chiavi all’amministratore è un’altra. Perché l’Europa potrebbe essere un gigante. Per ora, troppo spesso, è un gigante che inciampa nei propri moduli. E il cetriolino, almeno lui, ha una giustificazione: è storto per natura. Bruxelles, invece, dovrebbe avere qualche ambizione in più.
