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La stanza di Feltri

Meritare la fiducia

Nelle relazioni malate la violenza raramente si presenta con il cartello al collo. Arriva per gradi, si traveste da gelosia, si spaccia per passione, reclama prove d’amore e chiama intimità ciò che, talvolta, è già controllo

"Forza Chiara", cos'è il video menzionato nel forum frequentato da Sempio

Caro direttore Feltri, massima vicinanza alla donna di Torino che per dodici anni è stata postata nuda sui social a sua insaputa da parte del convivente; un caso agghiacciante di violenza che merita molto più dei due anni patteggiati (senza andare in galera!). Ma una domanda sorge spontanea: cosa spinge una donna a farsi fotografare nuda dal convivente violento? Quali motivazioni ci sono? Anche i bambini sanno che quelle foto prima o poi finiranno in rete!

Chiara Lena

Cara Chiara, davanti a una vicenda tanto ripugnante, la domanda non è illegittima. Diventa però insidiosa quando, quasi senza accorgersene, finisce per spostare il peso della colpa da chi abusa della fiducia altrui a chi quella fiducia ha avuto la sventura di concederla. Nella storia di Torino c’è una donna esposta per dodici anni alla vergogna pubblica, senza saperlo. E c’è un uomo che avrebbe trasformato l’intimità, che dovrebbe essere il territorio inviolabile della fiducia, in uno strumento di sopraffazione. Il punto è tutto qui: non è la nudità a fare scandalo, ma il tradimento. Le ragioni per cui una donna accetta di farsi fotografare dal compagno possono essere le più semplici del mondo: amore, desiderio, complicità, fiducia. Oppure il bisogno di compiacere, la paura di deludere, l’abitudine a cedere pur di evitare un conflitto. Nelle relazioni malate, poi, la violenza raramente si presenta con il cartello al collo. Arriva per gradi, si traveste da gelosia, si spaccia per passione, reclama prove d’amore e chiama intimità ciò che, talvolta, è già controllo. Pretendere che una vittima riconosca subito il pericolo significa attribuirle, retroattivamente, una lucidità che spesso le è stata sottratta proprio da chi avrebbe dovuto amarla. Quanto all’idea che persino i bambini sappiano che certe immagini possono finire in rete, è un argomento che confonde la prudenza con la responsabilità. Certo, la cautela è ragionevole. Ma nessuna precauzione può trasformare il consenso a essere fotografati nel consenso a essere esposti al pubblico ludibrio. Resta la questione della pena. Due anni patteggiati, senza carcere, possono apparire una risposta mite a una condotta protratta per dodici anni. La giustizia va giudicata sui fatti e sulle norme, non sull’indignazione del momento. Ma la durata della violazione impone almeno una riflessione seria sulla capacità della sanzione di esprimere la gravità del danno. La lezione, dunque, non è che le donne debbano smettere di fidarsi. È che gli uomini devono imparare a meritare la fiducia che ricevono.

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