Gli assegni falsi e la chiamata deviata: la doppia truffa del Rolex

Mette in vendita l'orologio, ma il compratore lo paga con assegni falsi. La chiamata di verifica della banca è stata intercettata da un complice

Voleva vendere un Rolex d'oro, ereditato dal padre, ma è incappato in una truffa, costruita con assegni circolari falsi e una chiamata telefonica deviata.

L'uomo, deciso a vendere l'orologio aveva messo un annuncio su Subito.it, al quale avevano risposto diverse persone. Tra le tante, un compratore offriva 15.500 euro, 500 in contanti e il resto tramite tre assegni dal valore di 5mila euro l'uno. Qualche giorno dopo, il venditore aveva incontrato Antonio Apicella, l'uomo che si era aggiudicato il Rolex, in una banca a Varese. I 500 euro in contanti erano stati consegnati nelle mani del venditori, mentre sugli assegni circolari era stata fatta una verifica: un'impiegata della banca varesina aveva chiamato la filiale in provincia di Salerno, che aveva emesso gli assegni, per verificare la disponibilità del denaro.

Sul conto del venditore non si era palesata nemmeno l'ombra dei soldi dovuti per l'acquisto del Rolex: gli assegni risultavano "impagati", perché "falsi-contraffatti-clonati", secondo quanto comunicato dalla banca salernitana che, a detta di Apicella, li aveva emessi.

Da qui la scoperta della truffa: sembra che gli assegni siano stati rubati in bianco e poi falsificati. Inoltre non esiste nessun Antonio Apicella di Cassino, i documenti forniti a Varese sono risultati falsi e il suo cellulare intestato a un extracomunitario, secondo quanto riporta la Prealpina. Non solo. Anche la telefonata fatta a Salerno, per verificare la copertura degli assegni risulta falsa: è probabile che un complice del truffatore abbia intercettato la chiamata e si sia spacciato per un impiegato della banca.

Dopo aver scoperto la truffa, il possessore del Rolex ha richiamato il truffatore, che avrebbe risposto: "Li hai presi i 500 euro? Fai conto che hai fatto un regalo a me e non mi chiamare più". Del Rolex non c'è più nessuna traccia, ma il malvivente è stato arrestato qualche giorno dopo la truffa, mentre cercava di mettere a segno un altro colpo.

La vittima della truffa, però, ha deciso di fare causa anche alla sua banca, chiedendo un risarcimento, ritendendola in parte responsabile dell'accaduto.