Nuovi dettagli esclusivi sulla presenza di Youssef Siher alla manifestazione di venerdì a Brescia. In base ai riscontri del Giornale emergono due elementi chiave: da un lato la nuova scheda telefonica acquistata da Siher in un negozio Wind del centro poco prima del corteo e di essere scoperto tra i manifestanti; dall’altro il fatto che l’indagato non si troverebbe nella casa di famiglia a Mazzano, bensì in un’abitazione nel quadrilatero multietnico di Brescia, tra corso Garibaldi e il quartiere del Carmine, ospite di alcuni studenti di seconda generazione e protetto da appartenenti alla comunità marocchina, in una zona in cui si registra una concentrazione di residenti stranieri quasi doppia rispetto alla media della città. Dettagli inediti che tornano a legare il nome di Siher alle inchieste sulle violenze di piazza.A 48 ore dalla sua scarcerazione, l’ideologo del gruppo «17 ottobre» – indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata in manifestazioni pubbliche – è stato scoperto in un corteo culminato in scontri con le forze dell’ordine. Un’inchiesta particolarmente delicata, quella su Siher, monitorata dal coordinamento della Polizia Postale e della Digos. Tutto ha avuto inizio quando il giovane, specializzato in geopolitica e dinamiche della criminalità organizzata, è stato intercettato dal Giornale nel mezzo del corteo promosso dai sindacati di base, dai circoli anarchici e dai collettivi studenteschi. Alla vista del microfono, Siher ha messo in atto una fuga precipitosa: ha tagliato di netto la manifestazione, puntando verso corso Garibaldi, nella zona multietnica di Brescia. A fargli da scudo c’era il fratello, una figura chiave nella gestione dei suoi spostamenti in queste ore ad alta tensione.Per seminare il cronista, il giovane ha cercato riparo proprio in quel negozio Wind del centro dove si era recato la mattina presto, prima dell’inizio del corteo, per acquistare una nuova sim, dato che il suo smartphone è tuttora sotto sequestro e bloccato da codici d’accesso mai consegnati agli inquirenti. E proprio all’interno del punto vendita, mentre a poche centinaia di metri di distanza si snodava il corteo che avrebbe poi tentato di sfondare il cordone delle forze dell’ordine per puntare alla Prefettura, la tensione ha toccato il culmine. Sotto lo sguardo del fratello, Siher ha usato due cellulari parlando per oltre 20 minuti in modo concitato, mentre il fratello faceva da palo senza perderlo d’occhio un solo istante. Soltanto quando la pressione sul posto si è fatta insostenibile, i due si sono dileguati in momenti diversi confondendosi tra i passanti per lo più stranieri.Un comportamento da chiarire così come resta del tutto inspiegabile la sua presenza tra i manifestanti del corteo bresciano. Intanto, sui dispositivi elettronici sequestrati vige il massimo riserbo investigativo: Siher continua a erigere un vero e proprio muro, rifiutandosi di fornire il pin per sbloccare l’accesso alle analisi forensi, mentre il collegio difensivo prepara le contromosse depositando un’istanza di dissequestro. Della mosse del giovane si sta occupando la Digos di Milano, che sta passando al setaccio ogni singolo spostamento delle ultime ore. L’obiettivo primario degli inquirenti è capire quali fossero i suoi intenti venerdì scorso.Ma a muovere gli investigatori è anche la fitta trama di relazioni del giovane, inseriti in un contesto di radicalismo militante che preoccupa le autorità di sicurezza e gli apparati di intelligence.Prima di seguire il corteo, Siher avrebbe avuto contatti con alcuni studenti universitari, mentre fonti investigative confermano contiguità e legami dell’indagato con soggetti appartenenti ai Fratelli Musulmani. Un mosaico ramificato e complesso in cui la ricomparsa dell’ideologo in piazza suona come un campanello d’allarme sulla capacità di riorganizzazione del gruppo «17 Ottobre» e sui canali di supporto attivi nel territorio bresciano e lombardo.

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