L'ex capo della sicurezza di Lady Diana: "Morta per errori della security"

Da quel 31 agosto sono passati ben 19 anni e ancora restano parecchi dubbi su quell'incidente che è costato la vita a Lady Diana. Parla l'ex capo della sicurezza

Da quel 31 agosto sono passati ben 19 anni e ancora restano parecchi dubbi su quell'incidente che è costato la vita a Lady Diana. Un nuovo retroscena sulla vicenda viene svelato da Ken Wharfe, ex responsabile della protezione di sua altezza reale la principessa Diana. Wharfe nella sua autobiografia descrive perchè il tragico incidente di Parigi non sarebbe mai dovuto accadere. Il quotidiano britannico Daily Mail pubblica un estratto in cui l'uomo che ha protetto la principessa per sei anni, svela il perché gli uomini della sicurezza avrebbero dovuto evitargli di entrare in quella Mercedes guidata dal capo della sicurezza dell'hotel Ritz Henri Paul. "Ho visto tutte le prove, la colpa della morte di Lady Diana è delle sue guardie del corpo", spiega. Poi aggiunge: " Era una notte di caldo opprimente, stavo passando il weekend nel mio cottage nel Dorset quando il silenzio venne rotto dal ronzio del mio cercapersone alle 4 del mattino: un messaggio sul piccolo schermo mi chiedeva di contattare con urgenza il sovrintendente capo Dai Davies del dipertimento della sicurezza dei reali britannici. E' stato il momente più terribile da quando ho lasciato la squadra di Diana nel 1993: la principessa che avevo custodito per tanti anni giaceva morta in un ospedale di Parigi. Come è potuto succedere? Per la cronaca ho avuto carica completa della sicurezza della principessa per quasi sei anni, mentre la sua guardia del corpo a Parigi, Trevor Rees-Jones, era al suo fianco da appena otto settimane".

Poi punta il dito contro il responabile della sicurezza: "La capacità di proteggere se stessi in una rissa non è abbastanza qualificante per proteggere qualcuno come Diana. Rees-Jones era un ex soldato che non avevano ricevuto la formazione necessaria per proteggere un membro della famiglia reale. Quando è stato nominato dalla famiglia Fayed a guardia di Diana in Francia, avrebbe potuto informalmente contattare Scotland Yard per un briefing, invece, secondo quanto ha scritto nelle sue memorie, ha semplicemente rifelttuto di essersi trovato dentro 'un interessante viaggio nell'inferno". Qui arriva l'accusa: "Il ruolo primario di un responsabile della protezione è quello di utilizzare l'intelligenza, i loro contatti e le loro istinti per mantenere la loro carica di senso del danno, evitando lo scontro. Così sotta accusa finisce il duello con i paparazzi ingaggiato dallo stesso Rees Jones. Ha descritto la stampa come il nemico facendo riferimento ai fotografi come se fossero cecchini. Anche il suo essere intimidito dalla Principessa, e il suo voler fare le cose per farle piacere è incompatibile con la missione di protezione. Rees-Jones ha commesso un grave errore di giudizio, consentendo a Dodi Fayed di entrare in un gioco a 'battere i paparazzi', che ha portato al fatale incidente ad alta velocità nella galleria del Pont de l'Alma il 31 agosto 1997".

Infine afferma: "Ho ascoltato nel corso degli anni alle teorie della cospirazione promosse dal padre di Dodi, Mohamed Fayed, ei suoi sostenitori. Ho studiato i rapporti ufficiali dei giorni e le ore che portano al crollo. Posso dire con certezza, sulla base di decenni di esperienza di polizia, che la morte di Diana non era un omicidio, ma un incidente terribile che avrebbe dovuto essere evitato. Il primo errore è stato quello di usare una guardia del corpo assunto dalla famiglia Fayed, che non era in grado di dire di no ai suoi datori di lavoro. Dodi ha ordinato Henri Paul a guidare quella notte: la guardia del corpo avrebbe dovuto intervenire impedendo a Diana di entrare in macchina.
Dodi ha ordinato all'autista di guidare troppo veloce: Rees-Jones avrebbe dovuto revocare tale ordine".