Il "ritocchino" per lui: boom di interventi di allungamento del pene

Tra sindrome dello spogliatoiò e problemi reali, la differenza si misura in centimetri. E quando una semplice rassicurazione non basta, si ricorre alla falloplastica

Sindrome da spogliatoio o difficoltà nei rapporti di coppia possono portare l'uomo a misurare la propria virilità nei centimetri del proprio pene. Tanto che negli ultimi anni si è registrato un vero boom di falloplastiche, operazione chirurgica che aggiunge qualche centimetro. E le dimensioni intime possono diventare una vera ossessione per molti uomini. "A volte, però, esiste un problema reale. È il caso del centinaio di pazienti che ogni anno si presentano al nostro Centro per ricorrere alla chirurgia. La buona notizia è che ora gli interventi di allungamento, ingradimento o correzione della curvatura dell'organo maschile sono diventati mininvasivi". Questo ha dichiarato Giovanni Alei, responsabile del Centro di chirurgia genitale del Policlinico Umberto I di Roma.

Talvolta i medici possono tranquillizzare i giovanissimi, magari insicuri, altre volte è necessario, invece, un intervento di falloplastica. Anche perché dimensioni sotto la media o curvature estreme possono rendere difficile o impossibile il rapporto sessuale. "I pazienti, da 3 anni a questa parte, da noi sono operati in anestesia locale e dimessi il giorno stesso dell'intervento, contro gli almeno 3 giorni di ricovero necessari fino a qualche anno fa. A tutto vantaggio di chi si opera, ma anche delle casse del servizio sanitario nazionale". Anche nel caso delle protesi del pene, "oggi assolutamente invisibili, siamo in grado di firmare le dimissioni o il giorno stesso o la mattina successiva all'intervento. In questo caso abbiamo a disposizione grazie alla ricerca dei meccanismi idraulici perfetti, invisibili e senza cicatrici, che consentono all'uomo di diventare attivo in 10 secondi, di mantenere l'erezione per un periodo di tempo illimitato e in pochi secondi di tornare allo stato di riposo", assicura Alei.

Ma quali sono i problemi sessuali maschili che trattano i medici del Centro di chirurgia genitale dell'Umberto I? "Il 50% dei pazienti viene per disfunzione erettile di varia natura, il 30% per tumori dell'apparato genitale e il 20% per patologie prostatiche infiammatorie o tumorali. Spesso poi, a prenotare la visita oggi è la moglie o la compagna". Rispetto a qualche decennio fa comunque, segnala l'esperto, gli uomini sembrano diventati meno timidi. "Grazie all'era dei farmaci orali per la disfunzione erettile, alla pubblicità, al passaparola e alle informazioni della stampa scientifica - osserva Alei - sono state vinte molte resistenze. Gli uomini, di fronte a un problema di erezione o infertilità, oggi aspettano meno per chiedere aiuto. Ma la riservatezza in questo campo resta importante ed è trasversale: penso ai giovani che magari non hanno mai fatto una visita di questo tipo e tendono a rinviarla, ma anche ai meno giovani che comunque non si sentono a loro agio".