La corsa per il "Corriere" adesso diventa uno spot

È più che mai il segno di questi tempi: la battaglia finanziaria, epocale, per la conquista del Corriere della Sera finisce in spot, alla tv. Un mix di colori, informazione finanziaria, immagini della frenetica attività milanese, grattacieli ed editoria, con un finale che sta tutto nell'ironia di chi ha messo in moto la battaglia: Urbano Cairo, editore, pubblicitario e presidente del Torino, che tre mesi fa ha sfidato l'establishment finanziario degli storici soci della Rizzoli lanciando un'offerta per il 100% della società. Anzi, lanciando un'«Ops», «offerta pubblica di scambio». Trasformata ora in messaggio pubblicitario, tra lo scherzo e lo sfottò. Così ha pensato il creativo Emilio Haimann, presidente della Hi! Comunicazione di Milano: mentre scorrono le immagini della skyline milanese, della metropolitana, delle redazioni, delle edicole, una voce fuori campo prima ci dice che Cairo ha fondato un gruppo editoriale, lanciato 14 testate, rilanciato Giorgio Mondadori e La7, distribuendo 153 miliardi di dividendi ai suoi soci; e poi si chiede: «E Rcs»? Risponde Cairo che, rilassato, intento a leggere una sua rivista, volge lo sguardo allo spettatore e dice: «Ops». La sfida per la conquista del gruppo che controlla il quotidiano italiano più autorevole, 141 anni di storia, non poteva, forse, essere meglio narrata, in 30 secondi. E non per il confronto, che può apparire anche impietoso, tra un gruppo, quello di Cairo, piccolo, ma che ha sempre guadagnato, e la crisi che ha portato Rcs, in questi ultimi 5 anni, ad accumulare 1,3 miliardi di perdite e 400 milioni di debiti nonostante le cessioni (compresa la sede di via Solferino) e gli aumenti di capitale. Non è solo questo che leggiamo nello spot televisivo che sponsorizza l'Ops, quanto più l'immagine di un tentativo di innovazione che sfida la continuità. E che proprio per questo esce dalle stanze viscontee di Mediobanca per andare a raggiungere un po' tutti. Con uno spot. D'altra parte ci pare che nella sfida si parli proprio di questo, di proporre per il Corriere una strada nuova, per la prima volta dopo circa 40 anni. All'Ops di Cairo, infatti, ha risposto quel che resta del nucleo storico di soci Rcs, guidato appunto da Mediobanca, con Pirelli, UnipolSai e assieme a Diego Della Valle. A cui si è aggiunto quell'Andrea Bonomi, giovane come Cairo, ma finanziere con i natali saldamente radicati nella nobiltà finanziaria milanese. Cairo è un editore di riviste per lo più popolari, senza quarti di nobiltà, ma che non ha mai fatto il passo più lungo della gamba, e che propone ai soci Rcs di dare le loro azioni in cambio di una parte di quelle della sua poco nota Cairo Communication. Gli gioca contro un gruppo di finanzieri che, tutto sommato, vuole mantenere lo status quo e offre di liquidare i soci Rcs, perché per il Corriere è giusto così. Chi vincerà? Ancora una settimana, l'ultima, e lo sapremo.