Tagli e tasse: tutta la verità

Finanziaria buona per imprese e anziani, pessima per i giovani E il governo sborsa 36 milioni per comprarsi i superprofessori

Dando per scontato che le slides presentate da Matteo Renzi si traducano in legge, si possono dare i primi giudizi sulla Finanziaria del 2017. L'attenzione per le imprese, le uniche che producono ricchezza e lavoro, c'è ed è buona. Si riduce l'imposta sugli utili, una goccia nel mare dell'ipertassazione societaria italiana, ma è pur sempre un passo avanti. Artigiani e commercianti godranno anch'essi della medesima aliquota al 24%, spazzando via un pregiudizio, anche fiscale, contro le società di persone. Queste categorie, inoltre, pagheranno le imposte quando incassano, come è giusto, e non quando fatturano. Ci sono tante altre piccole attenzioni fiscali per le imprese: il che è cosa buona e giusta. Con un decreto Renzi abolisce Equitalia e cancella interessi e aggi sulle cartelle esattoriali. Una mossa che strizza l'occhio al centrodestra, che di queste due battaglie si è fatto nel passato alfiere. La prima operazione serve a nulla, la seconda prevede incassi (4 miliardi) che si potranno realizzare solo se la rottamazione, in Parlamento, diventerà anche delle sanzioni. Passiamo alle ombre. I due ulteriori pilastri della manovra (oltre a quello appena illustrato degli sgravi alle imprese) sono l'aumento del deficit di mezzo punto percentuale e sette miliardi (in tre anni) spesi per mitigare le regole pensionistiche. Sono entrambi una cambiale che i giovani pagano a favore degli anziani. Cerchiamo di spiegarci meglio. Destinare risorse alla previdenza vuole dire (visto il vincolo di bilancio) ridurle ai lavoratori.

La cosa è banale: se si devono recuperare sette miliardi per la quiescenza, non si possono ridurre di pari importo le imposte sul lavoro, vero fardello del sistema italiano. Si tratta di una scelta politica: meglio accontentare con una mancia una comunità molto attenta e organizzata. Infine aumentare il deficit è una mossa il cui peso sarà portato dalle generazioni future. Soprattutto in un Paese come il nostro che ha un enorme debito pubblico. I soldi pubblici non crescono sugli alberi, ma nei portafogli dei cittadini. Aumentare il deficit vuole dire spendere ciò che oggi non si ha in cassa, ma che si spera di avere domani. E cioè si sposta il conto dagli attivi di oggi a quelli di domani: saranno cavoli loro. Insomma, una Finanziaria furba. Buona per le imprese, che ripagano con il «sì» al referendum costituzionale, e per i più anziani. Pessima per i giovani, che non hanno bisogno di social card, ma di buste paga più cospicue. È lo stile del Renzi referendario, che crede che gli italiani, come un Benigni qualsiasi, accettino di votare «sì» per un pasto gratis. Magari alla Casa Bianca.